Quattroville, le reazioni di sindaci e comitati: «Fusione a tre è ipotesi percorribile»

L'esito discorde del voto di domenica commentato dai quattro sindaci, dai comitati per il Sì e per il No e dalla deputata di Megliadino San Vitale Giulia Narduolo (Pd)

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Il municipio di Megliadino San Fidenzio

QUATTROVILLE. Sì per metà, o meglio, per tre quarti. I risultati del referendum di domenica (clicca qui per leggerli integralmente) dicono che a favore della fusione nell’unico Comune di Quattroville si è schierata la maggioranza dei cittadini di Megliadino San Fidenzio, Saletto e Santa Margherita d’Adige, ma non quella degli abitanti di Megliadino San Vitale, in cui il “No” ha prevalso piuttosto nettamente. Tre su quattro, dunque: sarà la Regione a decidere se considerare l’esito globale del voto o se tener conto della volontà di Megliadino San Vitale, riducendo a tre il numero di Comuni coinvolti dal progetto di aggregazione.

Legge e iter. In realtà la legge regionale n. 25 del 1992 è abbastanza chiara sui criteri di cui tener conto: l’articolo 6, comma 3, dispone che “i risultati dei referendum sulla variazione delle circoscrizioni comunali sono valutati sia nel loro risultato complessivo sia sulla base degli esiti distinti per ciascuna parte del territorio diversamente interessata […] e anche sulla base della partecipazione alla consultazione referendaria”. Entro la fine della settimana, ad ogni modo, gli organi regionali procederanno alla convalida dei dati; l’iter riprenderà dopo le feste e si concluderà entro 60 giorni a partire dal voto di domenica, con l’approvazione della legge di fusione e l’istituzione del nuovo Comune.

Commenti e reazioni. «Sono contento del risultato nel mio Comune. In generale, eccetto a San Vitale, i cittadini hanno dato una prova di coraggio. Mi aspettavo una maggiore affluenza, ma sono consapevole che consultazioni di questo tipo sono caratterizzate dalla bassa partecipazione. Abbiamo avuto qualche problema con le tessere elettorali, tra chi l’ha dimenticata a casa e chi è arrivato al seggio con gli spazi per i timbri esauriti» racconta il sindaco di Saletto Michele Sigolotto. «È stato raggiunto un nuovo obiettivo, fondamentale per il nostro territorio» esulta la prima cittadina di Megliadino San Fidenzio Daniela Bordin. Anche qui, non manca la stoccata ai “cugini”: «Purtroppo San Vitale si è fossilizzata su numeri sterili che non portano a niente in un progetto di medio-lungo periodo».

«Viste le percentuali di affluenza, i nostri cittadini si sono dimostrati più sensibili e informati degli altri» è il giudizio di Silvia Mizzon, sindaco di Megliadino San Vitale, che accetta il verdetto “negativo” delle urne: «Ho sempre sostenuto l’avvio del percorso istituzionale, ma l’ultima parola spetta al cittadino». Il suo collega di Santa Margherita d’Adige, Gianfranco Gusella: «Nel complesso l’esito è positivo, in linea con quanto mostrato nel sondaggio preliminare. Dispiace che a San Vitale abbiano deciso di soffermarsi sui redditi e sui beni vallivi. La scarsa partecipazione? Le condizioni atmosferiche non hanno aiutato e dalle frazioni si sono mossi in pochi».

A tre o a quattro. Se fusione sarà, si parlerà ancora di Quattroville o, come paventato da alcuni, di “Treville”? «Stiamo valutando l’ipotesi a tre» preannuncia Sigolotto. «Mi auguro che la Regione valuti l’esito in maniera complessiva e non nel dettaglio. Diversamente, si doveva scegliere un altro percorso» risponde decisa Bordin. «Penso si proseguirà in quattro, o almeno questa era l’intenzione comunicata dai rappresentanti regionali in alcune riunioni. Se San Vitale presenta istanza contraria, sarà una fusione a tre» concede Gusella. «La Regione non dovrebbe imporre un aggregazione a quattro» è il parere di Mizzon. «Siamo l’unico Comune ad avere superato il 50% di affluenza, bisogna tenerne conto. Viceversa, viene vanificata la sovranità popolare».

I comitati. Il più soddisfatto del responso referendario è sicuramente Massimo Mussolin, ex vicesindaco a San Vitale e leader del Comitato per il No alla fusione del paese, l’unico sorto nei quattro Comuni: «Difficile stimare il numero di persone che abbiamo convinto a votare no. Siamo riusciti a motivare molti cittadini contrari alla fusione che non si sarebbero recati alle urne, certi che il voto non servisse perché tutto già deciso. Nei prossimi giorni scriveremo a Zaia e, se necessario, chiederemo un incontro. Prima però è doveroso incontrare la Giunta comunale».

Il Comitato per il Sì alla fusione parla di «esito significativo» del referendum, attribuendo la “macchia” di San Vitale alla «condotta politica altalenante del sindaco Mizzon, inizialmente promotrice di questo progetto di fusione, indicandolo come baluardo della sua campagna elettorale della primavera del 2014, che ha manifestato dubbi e ritrosie a poche settimane dal voto». Poco tenero anche il giudizio su Mussolin («che nemmeno risiede a San Vitale ed è lontano da anni dallo scenario politico del Comune») e sul Comitato contrario all’aggregazione, reo di aver pubblicato «dati falsi sui bilanci dei quattro Comuni e sul futuro di queste località al limite con il terrorismo psicologico». In ogni caso, «rimaniamo fiduciosi sul pronunciamento della Regione».

La parlamentare. Giulia Narduolo, deputata del Partito Democratico originaria di Megliadino San Vitale e in prima linea per il Sì alla fusione, entra a gamba tesa sulla questione: «Impossibile tacere sulle assurde motivazioni sbandierate dal Comitato per il No, secondo cui i cittadini non hanno bisogno dei finanziamenti della fusione, “tanto siamo ricchi perché abbiamo le valli”. La tragedia del nostro Comune sta nel fatto che, anno dopo anno, perde abitanti, negozi, lavoro. È destinato a estinguersi».‎ Dito puntato anche sui vertici comunali: «Le motivazioni del “No” non avrebbero avuto così tanta presa senza l’avallo della Giunta. Siamo al limite della farsa: proprio da San Vitale, nell’autunno 2015, partì il percorso che ha portato al referendum di domenica, con il primo incontro tra i consiglieri di maggioranza e opposizione dei quattro Comuni. Se durante questi mesi hanno cambiato idea, perché non lo hanno detto apertamente? Sarebbe stato molto più coerente e corretto nei confronti dei cittadini».

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