Profughi sì e profughi no: le due facce di Padova

321
(Fonte foto: vvox.it)
(Fonte foto: vvox.it)

La tensione sul tema immigrazione sale e l’emergenza profughi si fa sempre più allarmante. Era da poco passato mezzogiorno quando ieri, a Mestrino, in 66 si sono ritrovati per sottoscrivere pubblicamente un documento anti accoglienza – o micro accoglienza – ai fini di esplicitare ulteriormente la posizione di rifiuto ad ogni forma di ospitalità in diversi Comuni padovani. Ventisette sindaci e trentanove amministratori locali, rappresentanti di ben 49 Comuni della Provincia patavina, non hanno esitato a esporsi, dichiarandosi contrari a future forme di ospitalità e appoggiando un accordo dall’unico obiettivo: la sicurezza pubblica. Fronte comune, ordinanze disciplinari e norme igienico-sanitarie, sono queste le strategie da sperimentare – secondo il sindaco di Padova – nella crociata anti profughi.

Il «no netto, chiaro e preciso a qualsiasi tipo di accoglienza o micro-accoglienza che qualcuno vorrebbe nel nostro territorio» riecheggia tra aule comunali, televisioni locali e quotidiani. Via il prefetto Impresa e fuori i quattrocento rifugiati dal Prandina: la rivolta di Bitonci è solo all’inizio. «Vogliamo che quello che è accaduto con la Prandina non accada altrove, perciò chiedo le dimissioni del prefetto. Impresa vada via da Padova». Accusata di non aver coinvolto sindaci e amministrazioni nella gestione dei profughi, il prefetto Patrizia Impresa non è la benvenuta in territorio patavino poiché «ha allestito la tendopoli di Padova senza nemmeno interpellarci o convocare una Conferenza di Servizi». Sono queste le parole del primo cittadino padovano che, oltre a richiedere le dimissioni del prefetto, annuncia lo sgombero della caserma Prandina previsto per domani nonostante la proroga sino al 3 novembre del prefetto.

A dire la sua anche il sindaco di Carceri, Tiberio Businaro, che dichiara: «Non trattiamo con un governo incapace di affrontare i problemi rispettando le difficoltà e volontà di un popolo. Io rispetto le scelte dei colleghi ma credo fermamente che la nostra posizione sia indispensabile e necessaria per tutelare i nostri cittadini e il futuro della nostra società e dei nostri figli».

Ma mentre nel Comune di Mestrino si preparano fuoco e forconi, in Provincia si respira tutt’altra aria. Altra riunione, altri numeri e altro spirito. Nella sede della Provincia di Padova erano presenti 73 sindaci del Padovano per discutere sulla possibilità di accoglienza di un numero definito di migranti. Se Bitonci & Co. si chiudono uniti ad ogni possibilità di ospitalità, i sindaci dei sì – in numero nettamente superiore – sono pronti all’accettazione dei profughi, ma a condizioni differenti. Le sfumature delle posizioni degli amministratori presenti in Provincia sono delle più varie: da un lato Francesco Lunghi, sindaco di Monselice, propone una ripartizione diffusa dei profughi in base alla proporzione di abitanti per Comune, dall’altro Filippo Legnaro, primo cittadino di Torreglia, manifesta la sua preoccupazione per una situazione sempre più degradante ed infine Roberto Milan, sindaco di Bagnoli di Sopra chiede pubblicamente ai colleghi di “essere una comunità”. La riunione indetta dal presidente della Provincia, Enoch Soranzo, si chiude tra tanti buoni propositi ma senza la sottoscrizione di alcun tipo di documento.

Salva Articolo

Lascia un commento