«Possibile inquinamento del sottosuolo nell’ex stabilimento Italcementi»

La denuncia in una lettera anonima lasciata nella cassetta della posta di Francesco Miazzi (Lasciateci Respirare). Nel testo descritti alcuni incidenti che sarebbero avvenuti nell'area e di cui non si farebbe cenno nel piano di dismissione presentato dalla proprietà. «Le autorità verifichino»

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MONSELICE. Una lettera anonima che segnala possibili rischi d’inquinamento nell’area dell’ex cementificio Italcementi di Monselice, ora di proprietà della multinazionale Heidelberg. A trovarla qualche giorno fa nella cassetta della posta è stato Francesco Miazzi, esponente del Comitato Lasciateci Respirare e volto noto dell’ambientalismo del territorio. Nella missiva, scritta da una persona che afferma di essere un ex dipendente Italcementi, si mette in dubbio la validità del piano di dismissione della struttura, giudicato inadeguato ad affrontare le criticità ambientali potenzialmente presenti nell’area. Torna dunque di stretta attualità la questione cementifici, proprio nei giorni in cui è stata comunicata la cessione del gruppo Zillo, titolare dell’altro stabilimento di Monselice, a Buzzi Unicem.

Nella lettera vengono elencate «alcune problematiche che andrebbero verificate in quanto, se vere, potrebbero essere drammatiche sotto l’aspetto dell’inquinamento del sottosuolo». In sostanza si tratterebbe di incidenti che sarebbero avvenuti negli scorsi decenni, quando lo stabilimento funzionava a pieno regime, e che potrebbero aver causato danni non trascurabili dal punto di vista ambientale. «Sicuramente negli ultimi anni di attività a Monselice Italcementi ha fatto molto per seguire rigorosamente regole contro l’inquinamento, ma ci sono cose accadute nel passato che speravo venissero tenute più in considerazione». Proprio per via di queste «cose accadute nel passato» il piano di dismissione risulterebbe inadeguato: «un documento copia-incolla che può andare bene per qualsiasi cementeria» e che non terrebbe in debito conto la storia di questa struttura.

Quattro, in particolare, le criticità messe in evidenza dalla missiva. Tra il 1985 e il 1990 nell’area retrostante l’officina meccanica sarebbero stati depositati materiale ferroso di scarto e calcinacci, e in seguito seppelliti mezzi e automezzi non più utilizzati. Invece tra il 1990 e il 1993 nella zona cisterne, durante un’operazione di travaso, si sarebbe registrata la rottura di una conduttura con la conseguente fuoriuscita di una grande quantità di olio combustibile impiegato per alimentare forni e caldaie. Della bonifica superficiale si sarebbe occupata una ditta specializzata, ma «nessuno è mai venuto a conoscenza di eventuali carotaggi per verificare se sotto alla pavimentazione ci sia stato inquinamento». Per gli ultimi due episodi raccontati non è specificato il periodo. «All’interno della cementeria ci sono dei pozzi per il prelievo di acqua per usi industriali. Durante l’estrazione di una pompa di profondità qualcuno notò una sostanza appiccicosa attorno alla tubazione, non venne mai spiegato di cosa si trattava». Infine si fa riferimento ad altri incidenti che avrebbero provocato versamento di olio combustibile. Anche in questo caso, la bonifica sarebbe stata solo superficiale e non avrebbe interessato i cunicoli che trasportavano l’olio ai forni. Quanto descritto, precisa l’autore, è basato su «voci raccolte da colleghi che in quegli anni hanno vissuto o visto accadere queste situazioni». Alla lettera è stata allegata una foto satellitare sulla quale sono segnati i luoghi dove sarebbero avvenuti i fatti.

Il testo anonimo è stato messo a disposizione della Provincia, della Regione, dell’Arpav, dell’Ulss 6, del sindaco di Monselice, dei Ministeri dell’Ambiente e della Salute e dei carabinieri, ed è stato trasmesso per conoscenza anche alla Procura di Padova. «Nel piano di dismissione presentato nei mesi scorsi dalla proprietà non vi è alcun riferimento agli elementi denunciati nella missiva. Auspichiamo che le autorità preposte si facciano carico della segnalazione e ne verifichino l’attendibilità, evitando di basarsi solo sulle dichiarazioni della società» commenta Miazzi. «Invitiamo quanti sono a conoscenza di eventuali altre situazioni critiche che potrebbero essere presenti all’interno dell’area dello stabilimento, a renderle note immediatamente nei modi che ritengono più opportuni. La bonifica dell’area è la priorità, anche rispetto ad eventuali progetti che potrebbero interessare l’ex stabilimento. Da parte nostra vigileremo e ci attiveremo in ogni forma: non vogliamo lasciare alle future generazioni eredità ambientali potenzialmente insalubri e pericolose».

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