Pfas, sulla plasmaferesi nuovo scontro tra Ministero e Regione

Lorenzin: «Non ci sono evidenze scientifiche sulla possibilità di rimuovere Pfas e Pfoa con questa terapia». Il Veneto: «Falso, finora ottimi risultati»

790

ROMA. «La plasmaferesi? Non risultano evidenze scientifiche sulla possibilità di rimuovere Pfas e Pfoa con questa terapia, anzi le più recenti linee guida in materia non includono queste sostanze tra gli agenti inquinanti che possono essere rimossi con tale tecnica». Lo ha detto mercoledì il ministro della Salute Beatrice Lorenzin rispondendo all’interrogazione presentata in parlamento dalle deputate del Pd Giulia Narduolo e Alessia Rotta. «Nè il mio ministero nè l’Istituto superiore della Sanità sono mai stati formalmente interessati dalla Regione Veneto circa l’utilizzo della plasmaferesi – ha affermato Lorenzin -. Si tratta di una terapia molto invasiva e la Regione avrebbe dovuto prima procedere a una sperimentazione. Ho già chiesto maggiori informazioni in merito».

Le parole del ministro suonano come una conferma per i comitati: la plasmaferesi, proposta dalla Regione per “ripulire” il sangue di coloro a cui erano state riscontrate elevate concentrazioni di Pfas, non li aveva mai convinti. «Finalmente si chiarisce in maniera inequivocabile quello che sosteniamo da mesi» commentano i genitori “Zero Pfas” di Montagnana. «Siamo di fronte a un fatto gravissimo», sottolineano i deputati Alessia Rotta, Giulia Narduolo e Diego Zardini. «La Regione sta giocando con la salute dei cittadini. Invece di raccogliere tutte le risorse scientifiche a disposizione, ha deciso di intraprendere una via solitaria priva di ogni ragione. La risposta del ministro purtroppo fa chiarezza, ma abbiamo chiesto a Lorenzin di impegnare il ministero a raccordarsi con la Regione per individuare ogni soluzione e ogni iniziativa per tutelare la salute dei cittadini».

La risposta della Regione non si fa attendere: «La possibilità di usare la plasmaferesi è stata comunicata preventivamente al ministero con una lettera a firma del direttore generale Domenico Mantoan lo scorso 4 luglio. Nessuno, fino a oggi, ha segnalato alcuna controindicazione né la necessità di una sperimentazione preventiva. La procedura è stata avallata dagli esperti della sanità regionale con valutazioni favorevoli e scientificamente documentate, pressochè opposte rispetto a quelle esternate oggi dal ministro, nonchè autorizzata dal comitato etico regionale del Veneto». Secondo i dati forniti dalla direzione regionale Sanità, la plasmaferesi «è già stata eseguita su 106 pazienti adulti (nessun bambino o adolescente) che l’hanno richiesta, con ottimi esiti di diminuzione della presenza di Pfas e senza che si sia verificato alcun effetto collaterale».

Nel frattempo il gruppo “Mamme No Pfas – Genitori Attivi Zona Rossa” chiede entro il 31 gennaio un incontro urgente tra i vertici e i tecnici della Regione Veneto, del Ministero dell’Ambiente, del Comitato Interministeriale per l’Economia e della società Veneto Acque per poter avviare quanto prima le nuove opere acquedottistiche. Al summit dovrebbero poter partecipare anche i rappresentanti dei comitati. «Vista la criticità della situazione, la giustificata preoccupazione di tutti i cittadini coinvolti in questo grave ed esteso inquinamento, la non chiarezza su molte questioni e gli elevati costi per il mantenimento dell’attuale sistema di filtrazione, non c’è più tempo da perdere».

Salva Articolo

Lascia un commento