«I Pfas interferiscono sul sistema endocrino-riproduttivo»

Nella videointervista il prof. Carlo Foresta conferma i gravi danni per la salute umana. Intanto il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per il Veneto

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Le presenza delle sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) nelle acque sembra diminuita, ma non si può dire lo stesso riguardo agli effetti prodotti negli animale e nell’essere umano. Numerosi sono stati gli studi fino ad oggi compiuti per individuare il rapporto causa-effetto con diverse patologie, alcune di essere considerate estremamente gravi. Recentemente, è stato presentato uno studio realizzato da un gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Padova, presieduto dal professor Carlo Foresta, professore di Endocrinologia e presidente della Società italiana di fisiopatologia della riproduzione (Sifr), e in collaborazione con la St. Louis University. Il progetto si è concentrato sugli effetti che le sostanze Pfas (ma non solo) causano al sistema endocrino-riproduttivo nell’uomo, in particolare all’attività del testosterone.

Già precedenti studi sugli animali avevano dimostrato modificazioni del sistema riproduttivo, sia in fase embrionale che post-natale. Lo studio patavino ha rilevato che le sostanze Pfas sono in grado di interagire con la struttura molecolare del testosterone, impedendo lo svolgimento della sua attività ormonale. Le stesse sostanze sono anche in grado di interferire fra il testosterone e il suo ricettore, riducendone l’attività di oltre il 50%. La conseguenza porta all’aumento di patologie andrologiche, come il tumore al testicolo e l’infertilità. Questi effetti riguardano più inquinanti, perché uomini e animali sono sempre più esposti a sostanze presenti nelle acque e nel terreno, che attraverso il contatto o l’alimentazione vengono assimilate.

Intanto oggi il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per la Regione Veneto. La giunta regionale aveva inviato le prime sollecitazioni al riguardo a settembre 2017, richiedendo inoltre la riduzione dei limiti nazionali per le sostanze pfas nelle acque potabili e lo sbocco del finanziamento statale, 80 milioni di euro, necessari per la creazione dei nuovi acquedotti. Il presidente della Regione Luca Zaia si dichiara soddisfatto, nonostante gli aiuti richiesti siano stati confermati «ai tempi supplementari, da un governo che in pratica non esiste più. Peccato, perché così si sono persi un sacco di mesi». L’assessore regionale Gianpaolo Bottacin plaude al lavoro che la Regione ha messo in atto fin dall’inizio dell’emergenza. «Ora con lo stato di emergenza e la nomina di un commissario – dichiara Bottacin – si potranno sensibilmente ridurre i tempi nella realizzazione dei nuovi acquedotti, con la definitiva soluzione del problema».

Il provvedimento ha la durata di 12 mesi, e con cadenza semestrale il Ministero dell’ambiente dovrà essere informato in merito allo stato di avanzamento delle azioni adottate nel corso della fase emergenziale. Si attende il nome del commissario, mentre chiari sono i finanziamenti messi a disposizione, 80 milioni di euro saranno garantiti dal Governo, mentre la Regione Veneto provvederà con ulteriori 40 milioni. L’assessore regionale Bottacin precisa che «la normativa nazionale impone che tutti gli investimenti relativi al servizio idrico integrato, come gli acquedotti, siano necessariamente cofinanziati dai consigli di bacino con le tariffe. Grazie invece ai nostri interventi, e agli 80 milioni messi a disposizione dal ministero, il costo della realizzazione dei nuovi acquedotti per l’emergenza Pfas non sarà interamente a carico dei cittadini, come invece accade per i normali acquedotti». Dalla Regione fanno sapere che rimane il principio del “chi inquina paga”, e che al termine del procedimento per danno ambientale verranno richiesti i danni ai responsabili.

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