Parigi, le storie di tre giovani padovane

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(Fonte foto: www.urbanpost.it)
(Fonte foto: www.urbanpost.it)

Il messaggio dell’Isis è arrivato forte e chiaro: nessuno è al sicuro. Una passeggiata, un bicchiere di vino in compagnia, un concerto e una partita. Potevo esserci io e, soprattutto, poteva esserci chiunque di noi. Valentina, Giulia e Annachiara c’erano. Le storie di queste tre ragazze si sono intrecciate, anche solo per un secondo, nel preciso istante in cui l’umanità ha cessato di esistere. Quello del 13 novembre è un black out nella civiltà, fatta a brandelli non solo a Parigi ma in tutto il mondo occidentale.

Un apparente venerdì sera Erasmus come gli altri per Valentina, 23enne atestina e studentessa di economia a Ferrara, che ha scelto di vivere per qualche mese a Parigi. Birra, partita e chiacchiere tra amici a Chatelet le Halle: tutto nella norma, fino a quando non ha realizzato ciò che stava accadendo a pochi isolati da lei. «Eravamo in un pub in cui non c’era segnale. Terminata la partita siamo usciti e, con la connessione Internet, ci sono arrivate le prime notizie delle sparatorie. Panico. “Sono qui, sono vicini e stanno sparando”: il centro commerciale assalito dai terroristi era a nemmeno 500 metri da noi. Siamo corsi alla stazione per prendere un mezzo per allontanarci e, anche se in un primo momento ero titubante, è stata la migliore scelta che potessimo fare».

“Sono qui, sono vicini e stanno sparando” deve averlo pensato anche Giulia, 24enne di Maserà che vive, studia e lavora nella capitale francese da anni. «Al momento dell’attentato ero a lavoro ma sarei potuta essere sotto casa mia, il Bataclan si trova a 200 metri dal mio appartamento. Nel locale in cui faccio la cameriera non si sono sentiti i colpi, sono stati i clienti a informarci. Non sapendo come tornare, mi sono fermata tre ore al ristorante, fino a quando non sono riuscita a prendere un taxi per rincasare». Come per Valentina, anche per Giulia è subito terrore. Metro chiuse, strade intasate e sirene ululanti: in pochi minuti il caos si impadronisce della città, inghiottendo ogni quartiere. «Devo ancora realizzare. Siamo in una bolla di sapone, restiamo chiusi in casa e sentiamo le notizie dai telegiornali». Volevano seminare il panico e ci sono riusciti. «Perché proprio Parigi? Perché è il simbolo della Francia e questo governo, assieme a quello americano, conduce da anni una politica espansionistica.»

(Parigi svuotata, XII A Fonte foto: Alessandro Cavallari)
(Parigi svuotata, XII Arrondissement. Fonte foto: Alessandro Cavallari)

Poco più in là di casa di Giulia, abita Annachiara. Anche lei padovana – ma del Piovese – e studentessa della Sciences Po a Parigi. Quella sera era uscita per una birra in compagnia in un locale vicino alla Bastiglia. Sembra una serata tranquilla, ma alle 22.30 un messaggio stravolge ogni cosa: “Sparatorie in centro”. «Incredula ho guardato il mio telefono e mi sono accorta di essere stata contattata da tanti amici e parenti dall’Italia». Arrivano le prime notizie ufficiali: 18 morti nel XI Arrondissement, zona in cui Annachiara vive e si trova. Poi la presa di coscienza: «Rue de Charonne, dove si è verificata una delle prime sparatorie, è molto vicina al bar dove eravamo e il Bataclan è poco lontano da dove vivo». Senza cadere nel panico, decide di rincasare. La tensione nell’aria è tanta: le facce sono spaesate e le camminate veloci, spesso accompagnate da telefonate. «La distanza tra il bar e il mio condominio era molto breve, circa cinque minuti a piedi, ma dovevo passare per la rotonda Voltaire, da cui partiva anche boulevard Voltaire, dove si trova il Bataclan. Arrivata alla rotatoria ho visto una congestione di macchine miste ad ambulanze e camionette dei vigili del fuoco che cercavano di farsi spazio nel traffico. Attraversando la piazza ho sentito un odore simile a petardi scoppiati e, in quel momento, ho avuto paura». Annachiara, per fortuna, riesce ad arrivare a casa sana e salva. «Dopo aver rassicurato amici e parenti, ho acceso il computer e ho seguito sconcertata la descrizione dell’assedio che stava avvenendo a meno di un chilometro da me. Non posso esserne sicura, ma verso mezzanotte credo di aver sentito un lontano boato, poco prima che le notizie iniziassero a parlare di nuove esplosioni provenienti dall’interno del teatro. Dispiace per le vittime, per Parigi, questa bellissima città, e per il mio quartiere, che è un quartiere universitario, vivo e gioioso, molto frequentato dai giovani».

Il cuore della Francia è stato attaccato una volta ancora, ma non smetterà di battere per questo.

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