Omicidio Liliana Armellini, arrestato l’autore: era il compagno della badante

In manette un 37enne pregiudicato di Casale di Scodosia: nella notte tra il 22 e il 23 maggio 2016 avrebbe legato, picchiato e soffocato l'anziana di 74 anni. A incastrarlo gli esami del Ris di Parma, il suo Dna era sulla scena del crimine

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ESTE. È stato arrestato dai carabinieri del Comando provinciale di Padova l’autore dell’omicidio dell’anziana Liliana Armellini, il cui corpo senza vita venne trovato la mattina del 23 maggio 2016, riverso a terra e con le caviglie immobilizzate con nastro da imballaggio, al piano terra della propria abitazione di via Pilastro. Si tratta di Michele Bonaldo, 37enne pregiudicato di Casale di Scodosia. Nei suoi confronti il Gip del tribunale di Rovigo Alessandra Martinelli ha emesso lo scorso 14 dicembre un’ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere. L’uomo è stato rintracciato e portato alla casa circondariale di Rovigo. È indagato per omicidio a scopo di rapina.

La vicenda. Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, nella notte a cavallo tra il 22 e il 23 maggio 2016 Bonaldo – non è chiaro se con lui ci fossero altre persone – si sarebbe introdotto nell’abitazione in cui vivevano le sorelle Liliana e Vittorina Armellini, 74 e 76 anni, quest’ultima inferma e costretta a letto per i postumi di un recente incidente domestico. Le porte della casa non presentavano segni di effrazione: non è chiaro se il malfattore (o i malfattori) fosse in possesso delle chiavi di casa o se sia stata la stessa anziana a farlo entrare perché lo conosceva. Il malvivente aveva quindi aggredito e immobilizzato Liliana con del nastro da imballaggio alle caviglie, mentre l’inerme Vittorina era bloccata a letto nella camera al piano di sopra.

L’omicidio e il furto. Come emerso dall’autopsia, la 74enne sarebbe stata ripetutamente e violentemente picchiata al corpo e al volto e infine soffocata. L’esame aveva inoltre rivelato l’assunzione, risalente alla sera prima, di un antidepressivo, che il medico di famiglia aveva prescritto solo alla sorella, e in quantità tossiche di un altro farmaco per problemi al cuore. Probabile che i farmaci le siano stati somministrati per intossicarla ed affievolirne le già deboli capacità di difesa. L’autore – o gli autori – del delitto aveva poi messo a soqquadro l’intera abitazione, nel tentativo di recuperare denaro e oggetti preziosi, segno che fosse a conoscenza delle somme in contanti custodite dalle sorelle. Alla fine il delinquente era riuscito a trovare e a rubare circa un migliaio di euro, ma non i quasi 10 mila nascosti in un cassetto di un mobile della camera da letto al primo piano della casa.

Le indagini. Fin dai primi giorni dopo la tragedia, l’attenzione degli inquirenti si era posata sulla badante che Liliana Armellini aveva assunto per assistere la sorella, una 35enne di Este sentimentalmente legata a Bonaldo. L’attività investigativa si era quindi concentrata sull’uomo, tossicodipendente, pregiudicato per spaccio di stupefacenti e senza un’occupazione stabile. Bonaldo conosceva le sorelle Armellini e in alcune circostanze era stato a casa loro per svolgere alcuni lavoretti. Durante le interrogazioni il 37enne è caduto più volte in contraddizione; anche gli alibi che cercava di crearsi venivano puntualmente smentiti dai riscontri dei carabinieri. Per far credere di aver trascorso a casa la notte dell’omicidio, Bonaldo aveva lasciato il cellulare a suo cugino, un minorenne estraneo ai fatti e che gli abita vicino. Al giovane avrebbe chiesto di mandare alcuni messaggi, già preparati e salvati nella memoria del telefono, alla sua compagna dell’epoca, la badante delle sorelle Armellini. Anche questo espediente era stato scoperto dai militari.

Le prove. La posizione di Bonaldo si è aggravata definitivamente con l’arrivo dell’esito degli esami svolti dal Ris di Parma, che nelle tracce biologiche repertate sulla scena del crimine – in particolare sulle maniglie delle porte dell’abitazione delle due anziane e sul corpo della vittima – ha individuato il dna dell’uomo, in un caso misto a quello della povera Liliana Armellini. La donna, in pensione, era conosciuta a Este per aver lavorato come barista e pasticcera.

Le reazioni. «Come Amministrazione ringraziamo l’Arma dei carabinieri per aver portato a termine le indagini del terribile omicidio di una cittadina che molti ricordano con grande affetto e stima» il commento alla notizia del sindaco Roberta Gallana, che nel pomeriggio di venerdì ha incontrato il colonnello Oreste Liporace, giunto in città per manifestare la vicinanza dell’Arma alla comunità. «La città si stringe ancora una volta intorno alla famiglia della gentile signora. In momenti come questo ci rendiamo conto di come i carabinieri, oltre a presidiare il territorio, siano preparati, competenti e attenti nel risolvere casi di rilevante importanza e gravità come questo. Il fatto che si tratti di un tossicodipendente ci fa capire quanto sia importante la lotta contro ogni forma di dipendenza. E quindi il mio monito va ai giovani perché si rendano conto che le dipendenze portano alla morte psicologica, a una vita ai margini». Il consigliere con delega alla Sicurezza Giuseppe Raffo si dice «particolarmente colpito dal fatto criminoso, essendo nato e cresciuto in quel quartiere», dichiarandosi «certo che si tratti di un fatto eccezionale e isolato».

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