Non basterà una bufera

300

danni tromba d'aria muro via augustea

Ho sempre orgogliosamente difeso l’uso dell’oggettiva, imperscrutabile, professionale terza persona singolare negli articoli di cronaca; ma in giorni come questi, con eventi come questi, insieme ai mattoni, alle tegole, ai rami cadono anche le formalità e sento il diritto di potermi esporre in prima persona. Nel pomeriggio del 14 ottobre 2014, ho deciso di inforcare la bici per andare a vedere con i miei occhi – e poter riportare quelle immagini agli occhi degli altri – le conseguenze del fortissimo nubifragio con annessa tromba d’aria che si era abbattuto su Este e dintorni meno di 24 ore prima.

danni tromba d'aria 13 ottobre este

Il caos, l’allarme e lo spavento della giornata precedente si sono placati, per lasciare posto ad una quiete rassegnata e scomposta. Ci sono cancelli piegati, pali storti, semafori rotti, alberi caduti o con rami penzolanti, finestre e vetrine rotte. Le strade sono popolate di camioncini con i rimorchi straripanti di rami tagliati, di cocci e detriti, di automobili cariche di tegole e attrezzi vari da lavoro, di passanti concitati a naso insù. Per una volta, la vita cittadina si svuota dalla frenesia e ritrova una dimensione più umana: chi sta pulendo e sistemando la casa o il giardino si sporge dal cancello, saluta, domanda, ti rende partecipe del disagio.

danni tromba d'aria 13 ottobre este 2

C’è come un filo invisibile che ci collega, silenzioso ma tenace: l’attaccamento per la propria città, che oggi appare come un convalescente spettinato e pieno di ferite, bisognoso di cure e di attenzioni. Queste ultime non tardano ad arrivare: in ogni via c’è qualcuno che lavora, dei ragazzi si sono volontariamente offerti per aiutare. Ma la città è un malato poco riconoscibile agli occhi di chi l’ha vissuta, amata e odiata: le zone più colpite sono quelle di Viale Rimembranze, percorribile solo a piedi tra i tronchi caduti, Via Olmo, con delle auto rimaste sepolte sotto ai detriti, Via Augustea, dove un intero pezzo di muro è caduto, e ancora la zona della biblioteca civica e quella della Salute, la scuola media Zanchi con il tetto divelto, i giardini all’interno del castello. Itinerari che ognuno di noi ha percorso centinaia di volte, angoli che conservano ricordi, volti, intere annate, alberi centenari di cui davamo per scontato la presenza. Ma nessun danno è irreparabile, e prima o dopo ogni cosa ritroverà il suo posto, seppure un po’ diverso da prima, sotto lo stesso rassicurante nome.

Salva Articolo

Lascia un commento