Monselice, sostanze inquinanti trovate in una gallina del monte Ricco

Uno studio chiesto dal comitato Lasciateci Respirare e realizzato dalla società Ecoscreen rileva elevate concentrazioni di diossine, furani e Pcb nell'animale. «Inquinamento di probabile origine industriale»

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MONSELICE. «Il campione analizzato non può essere consumato» in quanto evidenzia «elevate concentrazioni di diossine, furani e soprattutto Pcb». È l’inquietante responso emerso dallo studio “Chicken Pop’s” richiesto dal comitato Lasciateci Respirare e realizzato dal dottor Federico Grim, biologo e presidente della società Ecoscreen, riconosciuta quale istituto di ricerca dal Miur. La presenza delle sostanze inquinanti «di probabile origine industriale» è stata rilevata su una gallina di due anni che razzola in un’area alle pendici del monte Ricco, a breve distanza da alcune scuole della città. Il monte, come è noto, si trova all’interno del Parco Colli. Tecnicamente il campione è stato dichiarato «non conforme», dunque non è idoneo a diventare un alimento, «sia per l’uomo che come base per mangime per gli altri animali».

Nell’animale il limite di legge relativo alle diossine (altamente cancerogene) viene sforato per più del doppio, ma a preoccupare è soprattutto il valore dei Pcb, risultati più di tre volte sopra il livello di guardia. Questi ultimi, meglio noti come policlorobifenili, oltre che cancerogeni, sono infatti interferenti ormonali. «Causano un aumento dell’aggressività negli uomini, un calo del desiderio sessuale e della fertilità nelle donne, e difficoltà di apprendimento nei nuovi nati» spiega il dottor Grim. «Si tratta di sostanze che non esistono in natura e sono molto difficili da smaltire. La convenzione di Stoccolma, che l’Italia è uno degli ultimi Paesi a non aver ancora firmato, le ha proibite». Il monito del biologo è chiaro: «Va evitato il consumo di pollame allevato all’aperto di età superiore ai sei mesi e di uova di galline con più di un anno, mentre le verdure e gli altri alimenti si possono consumare tranquillamente».

A parlare per il comitato Lasciateci Respirare è Francesco Miazzi. «Le varie indagini sulla salute svolte sul territorio in questi anni hanno sempre prodotto esiti rassicuranti che non ci hanno mai convinto. Pur consapevoli della responsabilità di affrontare una simile problematica, non possiamo sottacere quanto emerso. Non approfondire, non accertare fino in fondo la natura dei problemi evidenziati, significherebbe agire da irresponsabili con la consapevolezza di sottoporre la popolazione ad ulteriori probabili rischi». Questo chiede appunto il comitato: non sminuire gli esiti delle analisi, ma svolgere tutte le verifiche e gli approfondimenti del caso, adottando nel frattempo una serie di misure precauzionali.

Il sindaco Lunghi, da parte sua, ha già scritto una lettera urgente all’Ulss per chiedere opportuni riscontri sui dati presentati. Pur condividendo la necessità di verificare, il primo cittadino si dice perplesso: «Perché i promotori dell’iniziativa non si sono rivolti a me e alle autorità preposte? Come mai hanno fatto analizzare una gallina e non il terreno? Se alla fine dovesse emergere che non c’è nessun problema di inquinamento penso che ci sarebbero gli estremi per parlare di procurato allarme». L’assessore all’Ambiente Mamprin fa presente che nel 2009 nella zona del monte Ricco erano stati effettuati alcuni carotaggi di controllo ma non avevano portato alla luce nessun tipo di contaminazione.

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