Monselice, la cementeria: le sostanze trovate nella gallina non vengono da noi

La nota della proprietà: «Nel forno da cemento le temperature di fiamma raggiungono i 2000 gradi favorendo la distruzione di eventuali molecole di diossine, furani e Pcb»

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MONSELICE. La proprietà della cementeria di Monselice interviene nel dibattito scatenato dal ritrovamento di diossine, furani e pcb nel corpo di una gallina del monte Ricco: non siamo noi i responsabili della contaminazione rilevata. Questo il messaggio principale della nota firmata dal gruppo Buzzi Unicem, nella quale si spiegano anche le ragioni per cui ogni collegamento con l’attività dell’impianto sia da escludere: «Tutti i processi di combustione, industriale, civile ed agricola, possono generare particolari tipi di composti indesiderati come diossine (Pcdd), furani (Pcdf) e policlorobifenili (Pcb). Tali inquinanti si generano al di sopra dei 300 gradi e risultano stabili fino a circa 700 gradi: oltre i 750 gradi si innescano delle reazioni di trasformazione che portano progressivamente alla loro distruzione termica» si legge nel comunicato.

«Nel forno da cemento le temperature di fiamma raggiungono i 2000 gradi favorendo la distruzione di eventuali molecole di diossine, furani e Pcb; ciò accade sia con l’impiego di combustibili fossili, che con i combustibili derivati da rifiuti (al momento non impiegati presso lo stabilimento di Monselice, ndr), che in presenza di materie prime di recupero». A confermare il fatto che la cementeria non può aver causato la contaminazione evidenziata ci sono anche «le misure al camino del forno, che registrano concentrazioni di tali inquinanti estremamente limitate, talune volte poco sopra lo zero e comunque di molte volte inferiori ai limiti previsti dalla legge».

Il gruppo Buzzi, pur rimettendosi «alle verifiche che potranno e dovranno essere portate avanti dagli enti competenti» al fine di «individuare la vera causa del presunto fenomeno», sottolinea come le indagini relative ad ambiente e salute pubblica svolte di recente non abbiano fatto emergere problemi particolari legati all’impianto. «Lo stabilimento di Monselice è l’unica cementeria in Italia registrata Emas (Sistema di Ecogestione e Audit) e applica le Migliori Tecniche Disponibili (Bat) previste dall’Europa, mentre nell’impiego di materie prime di recupero risponde pienamente ai principi dell’economia circolare. La cementeria è aperta alle visite: chiunque voglia approfondire il processo produttivo del cemento, i suoi impatti e formulare domande in proposito è il benvenuto».

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