Misteri e fenomeni paranormali: a caccia di fantasmi con il Ghost Hunter Padova

Con le loro indagini esaminano i luoghi più misteriosi e ricchi di storia del territorio: sono i "ghostbusters" veneti, la cui sede operativa si trova all'interno del castello di Valbona

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(Il team del Ghost Hunter Padova)

LOZZO ATESTINO. A differenza dei loro famosissimi colleghi statunitensi non indossano zaini protonici, né tanto meno possiedono un numero telefonico per le chiamate d’emergenza. A caccia di fantasmi, però, ci vanno lo stesso, e anche con discreto successo. Stiamo parlando dei membri del Ghost Hunter Padova, associazione culturale nata nel 2015 ma realtà attiva come gruppo di ricerca sin dal 2012, che ha la propria sede operativa nel castello di Valbona.

Ghostbusters, ovvero “acchiappafantasmi”, non è però il termine più appropriato per definire il gruppo: «Siamo indagatori del paranormale, peraltro piuttosto scettici. Per noi è un hobby, niente di più» precisa Andrea Pugliese, il presidente dell’associazione. Nel team, oltre a lui, ci sono Erica, Alberto e Diego. I quattro si occupano di rilevare e analizzare qualsiasi fenomeno apparentemente inspiegabile dal punto di vista scientifico: solo allora si può parlare di “paranormale”. In Veneto sono pochi i luoghi come manieri, fortezze e ville che non siano già stati setacciati dal gruppo anche più di una volta (all’appello manca il Catajo, per il momento la nuova proprietà ha negato l’ispezione): i castelli di Este, Monselice, Montagnana, San Pelagio, Valbona, Cervarese, Bevilacqua, Marostica, ma anche Forte Belvedere di Lavarone, Villa Draghi a Montegrotto e Villa Correr a Casale di Scodosia.

Alcune di queste indagini sono state inserite all’interno di un progetto più ampio, chiamato “Dentro la storia”. Una serie di reportage in cui la storia d’Italia – in particolare quella relativa ai due conflitti mondiali – s’intreccia con il mistero. Tra le esperienze più significative, le indagini svolte a Villa Carpena, Forlì, nota per essere stata la residenza di Benito Mussolini e famiglia. Qui, sullo specchio della camera da letto, secondo la leggenda, sarebbe comparso il volto del Duce quando è stata restituita la sua divisa, anni dopo la morte. O la ricognizione in un casolare abbandonato di Santa Margherita d’Adige, teatro di un eccidio nazista, compiuto dalle SS in ritirata nel 1945. Si racconta che prima della mattanza familiare (bambini compresi), sul muro della stalla affiorassero ripetutamente sette croci dipinte, che ricomparivano ogni qual volta la parete venisse tinteggiata.

Come funzionano le indagini? «Spesso veniamo contattati, altre volte siamo noi a scegliere il luogo da ispezionare e a chiedere l’autorizzazione. Raramente le amministrazioni o i singoli privati cittadini dicono di no: che ci si creda o meno, il fascino per il mistero porta turismo» riconosce Andrea. «Una volta ricevuto l’ok, arriviamo sul posto nel primo pomeriggio per le riprese del video con cui andremo a raccontare la storia del luogo. Verso ora di cena, quando non c’è nessuno all’interno, sistemiamo quattro semplici registratori vocali e altrettante telecamere a circuito chiuso. Un paio d’ore dopo procediamo con l’indagine vera e propria, cercando di interagire con eventuali presenze con uno spunto quantico», che consiste nel ricreare un evento che sia in linea con un altro episodio simile accaduto in passato nel luogo. Fotocamere digitali per gli scatti in notturna, videocamere e geofono – strumento per la segnalazione e la rilevazione delle onde acustiche che si propagano nel sottosuolo – costituiscono il resto della strumentazione.

Le analisi del materiale raccolto durano circa un mese e mezzo. Una volta terminate, i risultati vengono prima sottoposti al proprietario del luogo esaminato e poi pubblicati sul sito del Ghost Hunter Padova (cliccando qui potete trovare gli esiti di tutte le indagini svolte finora). «Non è sempre possibile rilevare anomalie. I risultati più nitidi sono stati ottenuti nei castelli di Monselice, Valbona e Sanguinetto, nel Veronese. Qui l’antico maniero, prima di essere adibito a sede comunale da metà Ottocento, era un’asilo. Nelle registrazioni si sente più volte la voce di una bambina». Quando gli si chiede se ha mai avuto paura, Andrea sorride: «Bisogna temere i vivi, non i morti». Il gruppo non si limita alle attività di indagine, dedicandosi pure all’organizzazione di eventi, come i vari “tour del mistero” al castello di Valbona o la partecipazione a “Veneto: spettacoli di mistero”, il principale festival regionale sul tema. Per qualsiasi informazione è possibile consultare il sito web o la pagina Facebook del Ghost Hunter Padova.

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