“Mio padre vive in garage da due anni”, l’incredibile storia di una signora di Este

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garage este
(Il garage in questione. Foto di redazione)

“Non sappiamo più cosa fare, né a chi rivolgerci. La situazione è insostenibile”. A parlare è una signora che risiede in una palazzina della zona periferica di Este. Alla fine del 2012 il padre, con problemi di alcolismo e affetto da demenza senile, picchia la moglie e il figlio disabile. L’uomo viene così allontanato dalla casa familiare, passando le prime fredde notti invernali all’addiaccio, dormendo sotto i portici e spendendo i pochi soldi in tasca per comprare altre bottiglie di alcolici.

La famiglia decide quindi di riaccoglierlo in casa, ma questi comincia a vivere stabilmente nel garage, al piano terra del condominio. Qui inizia ad accumulare qualsiasi cosa gli capiti sotto tiro, pescando oggetti, vestiti, cibo avariato e in stato di decomposizione dall’immondizia, ammassando il tutto all’interno della piccola rimessa. Dopo oltre due anni la situazione igienico-sanitaria dello spazio, in cui l’uomo fa tutti i propri bisogni quotidiani, è gravissima: il basculante del garage è sempre sollevato per permettere al fetore di uscire. Nell’aria volano sciami di mosche; la fauna del posto è arricchita anche da topi e vermi. E dietro le montagne di verdure, cianfrusaglie e stracci si riesce appena a intravedere la sagoma dell’uomo, assolutamente indifferente a ciò che gli accade intorno.

(Il garage da un'altra prospettiva. Foto di redazione)
(Il garage da un’altra prospettiva. Foto di redazione)

Le due figlie si sono così rivolte a varie istituzioni per trovare una soluzione alla situazione del padre, che non vogliono riaccogliere in casa per paura di nuove violenze. “L’assistente sociale del Comune afferma di non rilevare problemi psichiatrici. Lo stesso Comune ha sempre promesso di impegnarsi per risolvere il problema, ma ai sopralluoghi e ai controlli della Polizia Municipale non è mai seguito l’effettivo sgombero. E l’Ulss ci chiede di avere pazienza, perché sono questioni lunghe da dirimere”. I vari enti sembrerebbero quindi rimpallarsi le responsabilità dell’intervento, temporeggiando sul da farsi. Un’impressione che si è rafforzata nelle due sorelle dopo la riunione dello scorso 11 maggio con alcuni operatori del Sert (il servizio per le tossicodipendenze dell’Ulss 17) e con l’assistente sociale comunale, e del sopralluogo del giorno successivo dei vigili, entrambi conclusi con un nulla di fatto.

Le due donne, secondo le quali la situazione è ormai un’emergenza per l’intero condominio, hanno così deciso di rivolgersi a un’assistente sociale privato, che ha mostrato loro l’esistenza dell’articolo 50, comma 5 del decreto legislativo n. 267 del 18 agosto 2000, il quale recita testualmente come “[…] in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale, le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale […]”. “Il comma sembra attribuire la facoltà di un eventuale intervento al sindaco, che dovrebbe firmare l’ordinanza di sgombero” dice una delle figlie. A dar man forte alle sorelle ci sono anche i condòmini. “E’ un rischio e un disagio per l’intero condominio. Siamo di fronte a un’emergenza sanitaria, non apriamo nemmeno le finestre per la puzza che c’è nell’aria e non passiamo vicino al garage perché abbiamo paura di prenderci delle malattie” avverte uno dei residenti nel condominio in questione. “Stiamo parlando di una persona pericolosa e fuori controllo che dovrebbe essere portata in una struttura apposita. Lo spazio deve essere liberato, ma l’Ulss e l’ATER, proprietaria del condominio, se ne lavano le mani. E la Polizia Municipale non può far nulla se il sindaco non firma l’ordinanza di sgombero. E’ incredibile che non si possa trovare una soluzione in così tanto tempo”.

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