Medicina, Nobel a tre scienziati per ricerche sulle “malattie dei poveri”

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(Foto: www.focus.it)
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Oncocerchiasi (cecità fluviale), filariasi linfatica, malaria. Nomi poco conosciuti, forse sentiti nominare alla telegiornale una volta ogni tanto. Eppure sono i nomi di malattie che hanno rappresentato alcune delle piaghe per l’umanità e che tuttora colpiscono circa un terzo della popolazione mondiale. Non sono ben conosciute da tutti perché oggi sono attive principalmente in Africa sub-sahariana, Sud Asia e Centro-Sud America. E non a caso sono classificate come “malattie dei poveri“.

Proprio in questi giorni sono stati nominati i vincitori del Nobel per la medicina e per la fisiologia del 2015. Il premio è stato assegnato all’irlandese William Campbell e al giapponese Satoshi Omura per aver scoperto una nuova terapia contro malattie parassitarie di nematodi e alla cinese Youyou Tu per aver trovato un rimedio contro la malaria.

In particolare W. Campbell e S. Omura hanno trovato un farmaco, l’avermectina, il cui derivato, l’ivermictina, si è dimostrato in grado di uccidere le larve dei nematodi (parassiti a forma di verme). Gli stessi che causano la oncocerchiasi e la filarasi linfatica. La prima è una malattia infettiva che, se non curata in tempo, porta alla cecità  Colpisce 37 milioni di persone nel mondo, di cui il 99% in Africa. La seconda ha come sintomo l’elefantiasi, cioè l’ispessimento della pelle e del sottostante tessuto connettivo, determinando quindi un drastico aumento di volume della parte interessata fino ad arrivare, nei casi più gravi, a impedirne il funzionamento. Ne sono affette circa 100 milioni di persone nel mondo.

Youyou Tu, invece, è diventata la prima donna cinese a ottenere il premio Nobel per la medicina scoprendo l’Artemisinina, un principio attivo derivante da una pianta cinese che ha grandi effetti contro la malaria. Questa è una malattia causata da parassiti protozoi (organismi unicellulari) veicolati dalle zanzare. Uccide ogni anno circa 450 mila persone, soprattutto bambini, e può essere bloccata con l’uso dell’Artemisinina e altre terapie, riducendo la mortalità del 20% negli adulti e del 30% nei bambini. Facendo due calcoli questo significherebbe salvare 100 mila persone in più ogni anno.

Le due scoperte hanno fornito all’umanità nuovi, potenti mezzi per combattere malattie che colpiscono ogni anno centinaia di milioni di persone” ha sottolineato il Comitato di assegnazione del Nobel. La speranza, adesso, è che si possano salvare più vite di quanto fatto finora.

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