L’ombra di Cosa Nostra sulla Bassa: interdetta un’azienda di Megliadino San Vitale

Dietro la R.M. Trasporti si celerebbe Giuseppe La Rosa, ex componente della cosca del boss siciliano Di Maggio. Il prefetto di Padova: «Non escludo altri casi simili in futuro»

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MEGLIADINO SAN VITALE. La mafia è come un polipo, e uno dei suoi mille tentacoli si è allungato anche nella Bassa Padovana. Come riportato dai quotidiani locali “Il Mattino di Padova” e “Il Gazzettino” in edicola oggi, nella giornata di mercoledì il prefetto di Padova Renato Franceschelli ha emesso un provvedimento di comunicazione antimafia interdittiva nei confronti della R.M. Trasporti Srl, sede legale a Megliadino San Vitale, in via Bovoline 1, che si occupa di trasporti di vario tipo, dai legnami ai rifiuti. È il primo provvedimento di questo genere ad essere emesso in provincia di Padova dal 2011, quando è entrata in vigore la nuova normativa antimafia; si tratta di una misura preventiva che permette all’amministrazione pubblica di interrompere qualsiasi rapporto contrattuale esistente con le imprese a rischio infiltrazioni mafiose.

Il legale rappresentante della società colpita dall’interdittiva è un uomo di Ponso, Alessandro Zanin, ma è stato il socio unico dell’azienda a finire all’attenzione di polizia, carabinieri, guardia di finanza e Dia (Direzione investigativa antimafia): Michele Lo Greco, 26 anni, palermitano, nipote di Giuseppe La Rosa, siciliano con residenza a Megliadino San Vitale, condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso e per tentato omicidio. La Rosa, 53 anni, in passato è stato un componente della cosca del boss di Cosa Nostra Baldassare Di Maggio, di base a San Giuseppe Jato (Palermo). Aveva intrapreso la strada del collaboratore di giustizia, ma una volta fuori dal programma di protezione è arrivato il riavvicinamento alle frequentazioni mafiose.

La Rosa aveva intestato al nipote anche la Commercial Company di Legnago (Verona), azienda operante nel commercio di pellet, anch’essa colpita da interdittiva antimafia a fine settembre. Nel caso della R.M. Trasporti, la Prefettura ha parlato di «perdurante frequentazione dei soggetti sopraindicati con persone riconducibili ad organizzazioni criminali di stampo mafioso siciliano, nonché vicende societarie anomale sia nella formale struttura società che nella concreta gestione della stessa». Franceschelli non ha escluso che in futuro possano emergere altri casi simili.

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