Lettera di un pendolare incazzato

1428

trenoEgregi dirigenti di Trenitalia,

posso dire di essere in genere una persona tranquilla, educata e paziente. Ogni giorno però queste mie qualità vengono messe a dura prova dalle situazioni che vivo sui vostri treni. Io capisco tutto quanto, il Paese vive un momentaccio, le risorse sono poche, la burocrazia è lenta e macchinosa, lavorare è difficile e farlo in condizioni favorevoli ancora di più. Per cui non starò qui a lamentarmi dei mezzi che mettete a disposizione degli utenti, dell’incredibile arretratezza delle strutture, delle locomotive a diesel che ancora non riuscite a mandare in pensione dopo decenni di onorato servizio, dei finestrini rotti, del riscaldamento che non funziona, delle tendine distrutte, delle porte che non si aprono o che si aprono a metà e di tutte le altre emozioni che si provano solo facendo i pendolari. Certo, non sono cose piacevoli né da sentir raccontare né da vivere in prima persona, ma come ho detto ho una naturale tendenza alla tolleranza e alla comprensione, quindi me ne sto zitto. Quello che proprio non riesco a mandar giù è la cattiva, se non pessima gestione che voi fate dei vostri treni. Un abbonamento mensile per la tratta Este-Padova costa la bellezza di 53,80 euro. Ma li vale veramente?

Ritardi, inefficienze di ogni tipo, disagi, cancellazioni, spostamenti improvvisi e non comunicati di binario: questa è la vita di ordinaria follia che si trova a vivere ogni pendolare. Attraversi di corsa mezza Padova dopo una giornata di studio o di lavoro, con borse e zaini pieni di libri sulle spalle, arrivi trafelato in stazione, alzi lo sguardo verso il tabellone luminoso, cerchi il tuo treno e quasi sempre subito dopo scatta automatica l’imprecazione. Hai un appuntamento, un allenamento, un impegno, devi essere a casa entro un orario preciso, ma realizzi che non ci riuscirai. 10, 15, 20 minuti di ritardo, nella migliore delle ipotesi; “Il treno tal dei tali è stato cancellato. Ci scusiamo per il disagio” nel peggiore dei casi. Parti, o meglio, dovresti partire la mattina presto da Este perché hai un esame o un colloquio da sostenere, ma non ce la fai perché da qualche parte un camion ha danneggiato un passaggio a livello e dopo diverse ore ancora non si è riusciti a ripararlo. Sali sul treno e non trovi posto perché in due carrozze sono stipati cinquanta – sessanta passeggeri stanchi e furiosi. Il riscaldamento stavolta va a mille, ma non hai lo spazio per toglierti il cappotto, così resti lì a soffocare e cerchi di pensare a qualcos’altro, sperando e pregando che il viaggio non sia più lungo del previsto. A volte succede che il treno si arresti improvvisamente nel bel mezzo del nulla e rimanga fermo per qualche minuto o per qualche ora, dipende se sei fortunato o no. E se sei proprio tanto sfortunato, resti bloccato un’eternità in aperta campagna, in compagnia di una bufera di neve e di un riscaldamento che ovviamente, adesso che serve, non funziona.

Purtroppo questi fatti non sono opera di fantasia. Ogni pendolare almeno in parte ha sperimentato sulla propria pelle disavventure di questo genere, se non peggio. Quando lo racconto ai più vecchi, scoppiano in una risata e mi dicono: “Allora non è cambiato niente! Anche quando li prendevo io i treni erano così…”. Ecco vedete, è questa la cosa che mi fa proprio incazzare. Si tratta di una situazione vergognosa che perdura da più di trent’anni e sembra che non ve ne importi nulla, anzi, che godiate quasi nel creare continuamente disagi alle persone. Se io so che qualcosa nel mio ufficio non va come dovrebbe cerco di risolverlo, se un esame mi è andato male mi metto al lavoro per prepararmi meglio in vista dell’appello successivo. E’ una questione prima di tutto di DIGNITA’. Voi non siete stanchi di vedere i treni da voi gestiti funzionare in questo modo? Non vi dà fastidio leggere continuamente sui giornali articoli che descrivono le allucinanti inefficienze del vostro sistema ferroviario? Non vorreste che la gente cominciasse a parlare bene di voi, dopo avervi spedito tutti gli insulti e le maledizioni di questo mondo per tanti anni? Io davvero non vi capisco. Sembra che tutto debba rimanere com’è, e che le lamentele e le proteste siano una realtà ormai inevitabile, normale amministrazione, routine. Tanto è il capotreno che si trova ad affrontarle direttamente, no? Voi siete comodi e al sicuro, nei vostri uffici. Avete mai viaggiato su un treno che non sia un Freccia Rossa? Siete mai venuti a verificare com’è la situazione, in quali condizioni ci fate stare? Forse dovreste farlo qualche volta, giusto per capire cosa si prova. Forse così, senza nemmeno accorgervene, vi trasformereste anche voi in quello che sono io adesso: un pendolare incazzato.

Salva Articolo

CONDIVIDI
Articolo precedente“HelmetClean”: un’innovazione tecnologica
Prossimo articoloUna startup atestina nel mondo della musica: Shiva
Davide Permunian
Vicentino di nascita, atestino di adozione. Classe 1993, scrivo regolarmente da quando ho 11 anni e ho collaborato a diversi progetti giornalistici. Appassionato di politica, sport, paesaggi e romanzi gialli. Mi piace scoprire nuove storie e raccontarle, portando alla luce le tante sfumature della realtà.

Lascia un commento