Legambiente scrive a Zillo: «Addio che lascia eredità pesante e problemi irrisolti»

Il circolo atestino dell'associazione ambientalista scrive al conte, che ha ceduto Cementizillo a Buzzi Unicem: «Che ne sarà dell'area? Passaggio dei camion per il centro storico non è più giustificabile»

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ESTE. Una lunga lettera all’indirizzo del conte Giovanni Zillo di Monte Xillo, che lo scorso giugno ha ufficialmente ceduto la maggioranza delle quote del gruppo a Buzzi Unicem, colosso del cemento che ha sede a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria. È quella scritta dal circolo locale di Legambiente, la nota associazione ambientalista, che rimarca come l’addio della storica proprietà abbia lasciato in eredità un pesante fardello in termini di problemi irrisolti. La cessione delle quote era stata preceduta dalla chiusura dello stabilimento atestino di Cementizillo, arrivata nel 2016 dopo oltre 130 anni di attività.

«Nel momento del suo commiato da Este ci saremmo aspettati un cenno di saluto e di ringraziamento alla città, e invece niente: le poche notizie che abbiamo sono il frutto del passaparola circolato in città» si legge nella missiva, che cita i passaggi di proprietà che hanno coinvolto villa Contarini – nota ai più come il “palazzo del Principe” -, la residenza di famiglia in via Principe Umberto, poco oltre il ponte delle Grazie, e la proprietà fondiaria nei pressi di Rivadolmo. «Oggi lei se ne va e che cosa lascia in eredità alla nostra città? Un transito di camion in pieno centro storico, sotto le mura del Castello, mezzi pesanti che dalle cave del Vicentino portano il calcare alla sua ex cementeria di Monselice, anche quella venduta a Buzzi. Che vantaggio ne ricavano gli estensi?» domanda Legambiente, che rivolge il quesito anche al sindaco Roberta Gallana e alla Giunta atestina.

Tra il Comune e Zillo è infatti in vigore un protocollo, firmato nel 2012 e valido sino al 2022, che autorizza il passaggio dei mezzi pesanti per il centro di Este. «Il disagio era giustificato dal fatto che la cementeria garantiva in cambio un minimo di occupazione. Ma ora che lo stabilimento è stato chiuso, che senso ha continuare a garantire questo privilegio? Anzi, negli ultimi mesi il traffico è addirittura aumentato, ma nessuno degli amministratori comunali ha mosso un dito per bloccarlo» polemizzano gli ambientalisti, che in conclusione si chiedono preoccupati: «Che ne sarà dello stabilimento e dell’area industriale in cui sorge? Che ne sarà della sottostazione elettrica di via Pergolette? Qualcuno dovrà pure chiederselo e tentare di dare delle risposte, oppure aspettiamo che sia il nuovo arrivato a determinare il futuro assetto dell’area e quindi della città?».

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