Legalità e cultura: intervista a Simone Angrisani, presidente di Itaca – Officina Culturale

Due chiacchiere con il numero uno dell'associazione, nata il 5 febbraio di due anni fa: «Vogliamo trasformare Montegrotto in una città della cultura»

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MONTEGROTTO TERME. Il 5 febbraio l’associazione Itaca – Officina culturale compirà due anni. L’associazione si è distinta in questi due anni per un forte impegno verso la legalità e la cultura. Parlando di Itaca, facciamo riferimento ad un ente che in questi anni è riuscito nell’impresa di tenere aperta la biblioteca comunale anche la sera. Ma non passano inosservate nemmeno le rassegne cinematografiche, le gite culturali, e le collaborazioni con tante altre realtà del territorio. Ne parliamo con Simone Angrisani, presidente dell’associazione Itaca – Officina culturale.

Il 5 febbraio l’associazione Itaca – Officina culturale compirà due anni. Qual è il bilancio dei primi due anni di attività sul territorio?

«Il bilancio è molto lusinghiero: l’associazione è stata molto presente sul territorio. Per quanto riguarda il discorso culturale, è andata in varie direzioni, dal cinema al teatro. Secondo noi la piccola rivoluzione culturale che deve nascere a Montegrotto deve partire proprio dalla biblioteca, che deve coinvolgere tutti i cittadini per avere uno sguardo sul mondo diverso rispetto a quanto eravamo abituati fino a pochi anni fa.
Una delle mission più importanti sulle quali noi rivolgiamo lo sguardo è la legalità, grazie anche agli intensi rapporti con personaggi di livello nazionale come il dottor Cantone, presidente nazionale dell’anticorruzione. Per adesso però ci limitiamo al linguaggio cinematografico con cui vogliamo rilanciare l’amore per la legalità. Perché, in un territorio devastato dagli scandali della corruzione, mai come in questo momento il discorso della legalità deve essere prioritario».

Oggi (ieri per chi legge, ndr) a Vigonza ci sono stati nuovi arresti per mafia, sui quali si è espresso anche il procuratore di Catanzaro Grattieri, affermando che gli interessi delle mafie sono traslati al nord. Lei ritiene che nel nostro Comune possano essere presenti attività di questo tipo?

«Ricordo le parole del dottor Davigo, che fu componente del pool Mani Pulite. A distanza di 26 anni da Tangentopoli, affermò, in Italia non si è smesso di avere vergogna di rubare. Per cui questa indignazione, secondo me, deve essere rilanciata. Io sono convinto che la cultura può andare di pari passo con la difesa della legalità. Non c’è cultura se non c’è legalità, e viceversa. Le organizzazioni criminali sono delle aziende che utilizzano il crimine per fare affari. Ora hanno bisogno di penetrare in territori vergini. Il Veneto è uno di questi territori, dove c’è una grandissima industrializzazione e c’è una forte presenza turistica. Gli organi inquirenti hanno attenzionato le catene degli alberghi, perché attraverso il loro possesso potrebbe avvenire il riciclaggio del denaro sporco. Quindi nulla di più semplice che anche a Montegrotto e nella zona termale potremmo avere la presenza di fenomeni di criminalità».

Sul territorio sono presenti alcuni giovani artisti, finora scarsamente coinvolti sia dalle amministrazioni e dalle altre associazioni. Itaca ha intenzione di attingere da questo bacino?

«Uno degli obiettivi del programma di Itaca per il 2018 è quello di istituire una piccola Fiera delle parole per autori minori. Molti di loro abbiamo avuto il piacere di conoscerli in occasione della Maratona della lettura. Quindi fra l’autunno 2018 e la primavera 2019 organizzeremo una Fiera delle parole per giovani autori, in modo da rilanciare e promuovere queste nuove energie intellettuali che possono solo fare bene al territorio. Vogliamo riscoprire anche altre figure di spicco del mondo musicale, che saranno protagoniste del nostro programma, sia con Villa Draghi che direttamente da Itaca».

La biblioteca da anni si trascina diverse problematiche, a cui solo in parte Itaca è riuscita ad ovviare con le aperture serali. Mancano teatri, cinema, e altri luoghi di incontro culturale. Negli ultimi anni abbiamo visto l’apertura di Villa Draghi, a cui ha collaborato anche Itaca, e la Fiera delle parole. Montegrotto sembra avere sete di cultura. Secondo lei è possibile fare di più? Come?

«Non solo è possibile, ma è doveroso fare di più. Il problema credo sia coordinare i vari attori presenti sul territorio. Avevo pensato ad un progetto integrato fra l’associazione Lapis, l’associazione Villa Draghi e Itaca, in modo da formare un progetto unico, in collaborazione con il Comune, al fine di creare un format di notevole spessore per trasformare Montegrotto in una città di cultura. L’impegno dell’associazione è soprattutto questo. Tutti gli eventi che possiamo organizzare li facciamo passare dalla biblioteca comunale. Una volta la biblioteca era luogo di punizione per i dipendenti infedeli, oggi deve diventare un luogo privilegiato».

Un’associazione deve intrattenere rapporti con le amministrazioni. La sua ha mosso i primi passi con l’amministrazione Mortandello, ora in crisi di numeri. Come valuta il lavoro della giunta?

«Con alcuni incontri recenti abbiamo cercato di tracciare delle linee guida per un progetto integrato con l’amministrazione comunale. Itaca deve interagire con l’ente e diventare un partner fedele per quanto riguarda la realtà dell’operatività culturale. Itaca interagirà con il copioso programma del Comune per quanto riguarda il discorso culturale, cercando di coordinarsi con esso. C’è un rapporto di grandissima collaborazione. Le dinamiche dell’ente locale non solo le stesse di un’associazione culturale. Molti eventi di Itaca sono a costo zero, per cui noi abbiamo più facilità nel realizzarli rispetto all’ente che ha delle condizioni e delle dinamiche diverse».

Itaca si è impegnata nell’organizzare diverse gite, penso a quella all’Isola San Lazzaro degli Armeni. Nei giorni scorsi Mattarella ha nominato Liliana Segre, scampata all’olocausto, senatrice a vita. Come mai secondo lei la memoria è un patrimonio così grande per gli esseri umani?

«Grazie alla gita a San Lazzaro degli Armeni è nato un rapporto privilegiato con la professoressa Aslani e con la comunità armena di Padova. Nostro malgrado dobbiamo riconoscere che, soprattutto le giovani generazioni, non conoscono nemmeno il tempo attuale: ignorano addirittura le criticità del tempo presente. Ci sono molti ragazzi che non conoscono la strage di Bologna, non conoscono la strage di Piazza Fontana. Avere la memoria significa avere uno sguardo sul mondo che  possa creare un’anima critica per farli diventare dei cittadini esemplari. Avere gli occhi chiusi e ignorare tutto ciò che è successo trasforma le persone in pessimi cittadini, che non sanno e non possono giudicare. Soprattutto nel momento in cui vanno a fare delle scelte di carattere elettorale o di carattere politico. L’importanza della memoria è prioritaria, specialmente per la gravità dei fatti di sangue successi in Italia. Non parliamo solo della Shoah, ma anche dello stragismo mafioso. Abbiamo constatato che ci sono ragazzi che non conoscono Falcone e Borsellino. Uno dei compiti di Itaca è anche quello di risvegliare la memoria collettiva dei cittadini di Montegrotto».

Quali sono i progetti futuri di Itaca?

«Abbiamo una rassegna cinematografica per ricordare la grande figura di Carlo Mazzacurati, regista padovano purtroppo dimenticato dalla stessa città di Padova. Montegrotto lo ricorderà con una rassegna che avrà inizio il 15 febbraio. Molto probabilmente avremo un festival jazz. Ci sarà un convegno sul termalismo, che studierà il termalismo da vari punti di vista: storico, politico, della geotermia, e dal punto di vista medico. Avremo anche una rassegna di arte contemporanea di livello nazionale, dove ci potrebbe essere la possibilità di avere la presenza anche di un famoso critico d’arte. La rassegna sarà al palazzo del Turismo, per recuperare gli “avanzi” dello stesso, utilizzando la parte sana dello stabile. Ci saranno circa cinquanta artisti. La data dovrebbe essere maggio 2018 e sarà articolata su una ventina di giorni. Avremo infine anche un monumento al libro, nel quale sarà riportata la frase di Lucio Anneo Seneca “Sii servo del sapere se vuoi essere veramente libero”».

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