L’anno che è stato e quello che verrà

422
(Foto di Carlo Dotto)
(Foto di Carlo Dotto)

La fine dell’anno, si sa, è il tempo dei festeggiamenti e, soprattutto, dei bilanci. Passiamo in rassegna i nostri ultimi 12 mesi e ci chiediamo cosa hanno portato, di nuovo, nella nostra vita. Gioia? Dolore? Soddisfazioni? Preoccupazioni? Siamo riusciti a combinare qualcosa di buono? Ci siamo dimostrati all’altezza di noi stessi e delle aspettative che erano riposte su di noi? Abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati? Se sì, quanti? E il futuro, cosa ci riserverà? Sono domande a cui ciascuno cercherà di dare una risposta, tra chi lo farà scavando negli angoli più remoti e silenziosi del proprio io e chi, cedendo alla vanità o all’irresistibile bisogno di raccontarsi, non rinuncerà a esternare le proprie sensazioni sui social.

A noi di Estensione, invece, che giornalisti per il momento non siamo (e chissà se mai lo saremo, grazie alle assurde regole e consuetudini di questo Paese), spetta il compito di ripercorrere l’anno della Bassa Padovana. Ci spetta perché tre anni fa abbiamo stretto con voi lettori un patto. Nel nostro piccolo, animati solo dall’entusiasmo, dalla passione e dalla voglia di dimostrare che i giovani possono ancora dare un contributo importante alla società, ci siamo impegnati a dare voce a un territorio spesso relegato a un ruolo di periferia. Non è stato facile, per diversi motivi, tenere fede a questo proposito. Mentiremmo se vi dicessimo che il 2015 è filato liscio come l’olio. Però siamo qui, e teniamo botta. Ce lo chiedono migliaia di cittadini delusi da un giornalismo tradizionale sempre più concentrato sul pettegolezzo, sul retroscena, sul gossip, sempre più inadeguato nel leggere e rappresentare la complessità del reale e sempre più chiuso verso l’esterno, incapace di rinnovarsi e guardare avanti.

I temi che hanno attraversato il dibattito pubblico sono stati tanti. L’ospedale unico di Schiavonia è entrato a pieno regime, dopo i fiumi di polemiche seguiti alla chiusura delle strutture di Montagnana, Este, Monselice e Conselve. Ma alcune perplessità rimangono, tra cui quelle legate alla capacità di far fronte in modo tempestivo alle richieste del Montagnanese e dell’area dei Colli. Come previsto, Zaia ha ottenuto la riconferma a Governatore del Veneto ma la Bassa non è stata in grado di far eleggere nessuno dei suoi candidati consiglieri ed è dunque priva di un proprio rappresentante in Regione. Con l’inaugurazione in pompa magna del tratto mancante, la Valdastico Sud ha aperto i battenti, sebbene sull’opera gravi l’ombra delle migliaia di metri cubi di rifiuti tossici che sarebbero sepolti sotto l’asfalto. Una parte dei profughi sbarcati sulle coste italiane è stata assegnata ai nostri Comuni e la Prefettura ha dato l’ok all’allestimento di un hub provinciale nell’ex base militare di Bagnoli. Alcune realtà hanno cercato di coinvolgere i migranti in progetti di lavoro socialmente utili, ma nel complesso il modello italiano di accoglienza continua a scricchiolare (e non poco).

Se si guarda al futuro, tra gli obiettivi da raggiungere va incluso senza dubbio il completamento della nuova Sr 10, fondamentale per le nostre prospettive di sviluppo economico e per liberare i centri storici soffocati dallo smog. A tenere banco nei prossimi mesi, però, sarà il referendum sulla fusione tra Este e Ospedaletto Euganeo. Qualora arrivasse l’ok della Regione (come pare probabile), i cittadini saranno chiamati alle urne e dovranno scegliere se dare vita a un unico super Comune, oppure mantenere separate le due realtà: si tratta di una questione cruciale che mette in gioco diversi fattori e il cui esito, in un un senso o nell’altro, avrà conseguenze tutt’altro che irrilevanti. C’è la crescente domanda di sicurezza, con il morbo dell’Isis ben lontano dall’essere estirpato (si veda l’ultimo caso di cronaca monselicense) e i furti che non danno tregua. E poi ci sono il Parco Colli abbandonato a se stesso, le altre bellezze dimenticate del territorio, l’inquinamento delle acque, la chiusura dei negozi, i drammi della solitudine, della violenza taciuta e della disoccupazione, i giovani che scappano o si rassegnano ma non si battono più per le cose che contano, quelli che si cercano senza trovarsi e quelli che, alla fine, hanno anche smesso di cercare.

Le sfide, insomma, sono tante e non sono facili. Ma è l’ultimo giorno dell’anno ed è giusto concedersi di sperare. Domani è un nuovo inizio e tutto può cambiare. A partire da noi.

Salva Articolo

Lascia un commento