La Valdastico Sud da oggi è realtà. Ma a che prezzo?

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(Fonte foto: www.vvox.it)
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E Valdastico Sud sia. Ci sono voluti più di quarant’anni per passare dall’idea dei tre deputati democristiani Piccoli-Rumor-Bisaglia (con il progetto goliardicamente rinominato “Pirubi“, dall’acronimo dei tre cognomi) alla realizzazione, parziale, dell’opera. Perché quello inaugurato stamane tra Agugliaro e Noventa Vicentina è in realtà solo l’ultimo tratto della parte meridionale dell’A31, che nella testa del lungimirante trio della DC doveva iniziare a Canda, nel Rodigino, e terminare a Besenello, in Trentino, allacciandosi qui alla A22, la Brennero-Modena.

Al momento l’autostrada termina a Piovene Rocchette, nell’Alta Vicentina, a 39 chilometri dal capolinea previsto; la volontà della Regione Veneto e della Provincia Autonoma di Trento – ancora titubante – è di trovare un accordo per completare il percorso, in modo da ottenere per entrambe una proroga alle imminenti scadenze delle concessioni di gestione, rispettivamente, dell’A4 e dell’A22 (ne abbiamo parlato qui). Una Valdastico Nord che, a detta del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, sarebbe quasi interamente realizzata in galleria per non rovinare il paesaggio, con costi esorbitanti (si parla di circa 2 miliardi di euro) ma accontentando anche la giunta trentina che ha da sempre un occhio di riguardo per la questione ambientale.

Allarme ambientale che è scattato da più di tre anni lungo il tracciato meridionale. Perché sotto l’asfalto della Valdastico Sud si potrebbero nascondere 155mila metri cubi di scorie di acciaieria non bonificate; anche le perizie di chimici, geologi e ingegneri hanno confermato questa ipotesi. Rifiuti altamente nocivi che rischiano di inquinare in maniera letale terreni e falde acquifere. L’inchiesta portata avanti dal pm veneziano Rita Ugolini vede iscritte al registro degli indagati 27 persone. Tra queste, Attilio Schneck, ex presidente della Provincia di Vicenza e ora presidente della A4 Holding Spa, intervenuto anche durante la cerimonia di inaugurazione. Particolare che ha fatto arrabbiare non poco i consiglieri regionali del Movimento Cinque Stelle, che hanno preferito non presenziare.

Di questo, comunque, stamattina non si è parlato. Troppo dorato il contesto. Strette di mano, tagli di nastro, buffet senza fine. Sul palco salgono Variati, Trombini, Schneck, Tosi, perfino Delrio, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. L’intera classe politica veneta in parata a snocciolare i dati della nuova Grande Opera, costata un miliardo e 245 milioni di euro, “appena” 23 milioni di euro al chilometro, e dotata di trincee, barriere anti-rumore, asfalto fono-assorbente drenante. “Nel massimo rispetto dell’equilibrio ambientale e del paesaggio”, si legge sul depliant consegnato alla stampa. Un’affermazione coraggiosa se si pensa all’inferno nascosto nel sottosuolo, di cui nessuno vuole parlare. Tranne Zaia: «Venendo qui sono stato fermato da un cittadino che mi ha chiesto qualcosa al riguardo. Non sappiamo nulla. Certo, se qualcuno ha sbagliato pagherà. Ma non si possono fermare i lavori ogni volta che si incontrano dei problemi». Amen.

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