La guerra della pannaghiaccio: «Nessuna autorizzazione chiesta alla famiglia»

Un'erede della famiglia Schizzerotto, Patrizia, minaccia diffide nel caso Zaramella presenti la mozione in Consiglio: «La verità storica non è un optional»

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ESTE. Doveva essere un elemento di unione e di promozione della città, ma è già diventata oggetto di polemiche la proposta del consigliere di “Este Sicura” Carlo Zaramella di denominare Este come “Città dell’originale pannaghiaccio”. Nel testo della mozione che sarà discussa nel Consiglio comunale di giovedì 27, Zaramella chiede all’Amministrazione di verificare la possibilità di inserire il celebre biscotto gelato nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari definiti tradizionali dalle Regioni e, se ciò avvenisse, di promuovere Este con il nuovo appellativo. «Può essere un volano per il turismo, se ben coordinato» aveva spiegato ieri il consigliere, citando poi un capitolo di un libro di Silvia Giorgi (“Forse non tutti sanno che a Padova…”) dove l’invenzione è attribuita a Renzo Schizzerotto, storico imprenditore della città scomparso nel 2015 a 85 anni.

«Oggi la pannaghiaccio si è diffusa e la si ritrova un po’ ovunque, imitata, ma pochi sono a conoscenza della sua origine e del genio di un nostro concittadino, che ha ideato questa ricetta». A stroncare immediatamente la proposta è stata Patrizia Schizzerotto, nipote di Renzo, che su Facebook ha commentato: «La mozione non approderà in nessuna sede, pena diffida nei confronti del consigliere Zaramella, che non mai ha avuto autorizzazione dalle famiglie di Renzo e Quirino Schizzerotto e dagli eredi. È d’obbligo che prima si chieda l’autorizzazione alle famiglie e poi si presentino eventuali mozioni. E soprattutto che si conosca la storia vera che solo la nostra famiglia conosce. La verità storica non è un optional» il duro commento.

«La mozione, che andrebbe in ogni caso letta prima di essere giudicata, non vuole togliere nulla a nessuno, non lede interessi commerciali, semmai riconosce e celebra la bontà di un prodotto, peraltro diffusissimo, anche attraverso gli strumenti che l’attuale normativa vigente mette a disposizione» ha replicato Zaramella tramite una nota stampa. «Proprio questo è il centro della proposta, che proprio per nulla togliere a nessuno prevede testualmente la richiesta di procedere alla intitolazione di “Este città dell’originale pannaghiaccio” una volta che siano “sentiti tutti gli interessati”. Preciso inoltre che mi limito a citare tra virgolette un testo edito alla fine dell’anno 2016, reperibile anche nel web, verso cui non mi risulta siano state intentate azioni legali o qualsiasi tipo di diffida».

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