In fuga da guerra, povertà e morte: la drammatica storia di un giovane profugo

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Ous (si pronuncia “Us”) è un ragazzo di 19 anni. E’ nato in Gambia, uno stato nell’Africa Occidentale, dove ha finito regolarmente le scuole superiori, ma non ha potuto frequentare l’Università a causa dei costi elevati. Sa parlare bene l’inglese, che è la lingua ufficiale del Paese. Dopo aver finito la scuola Ous ha lavorato come contadino per due anni, dopodiché ha deciso di lasciare il suo paese in cerca di un lavoro migliore. Inizialmente si è messo in cammino (letteralmente) verso Tambacounda in Senegal, poi si è diretto verso Bamako, capitale del Mali, e dopo giorni di lunghe camminate alternate da brevi tratte in auto è arrivato a Niamey, in Niger. Da qui si è spostato a piedi fino ad Agades.

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(Fonte foto: ilmanifesto.info)

In ognuna di queste città ha trovato poco lavoro, a stento sufficiente per garantirsi un pasto al giorno. I pochi soldi che è riuscito a racimolare li metteva da parte per pagarsi qualche breve passaggio in auto, e per evitare i pericoli del deserto. Infatti viaggiare nel deserto è tanto pericoloso quanto costoso, perché lungo le strade si trovavano numerosi posti di blocco sorvegliati da militari armati. A ogni check-point i militari chiedono il passaporto e una cospicua somma di denaro. Se non hai soldi per pagare, il passaporto ti viene sequestrato. Ous voleva raggiungere Tripoli dove, aveva saputo, c’erano più opportunità di occupazione. Ha così ripreso a camminare da Agades in direzione di Bahe, in Libia, dove ha lavorato tre mesi. Da Bahe si è spostato di notte (per non venire fucilato, derubato o schiavizzato) e a piedi nella città di Sabha da cui, finalmente, ha trovato un costoso passaggio fino a Tripoli.

Percorso di Ous
(Percorso di Ous)

Dopo 3 giorni dal suo arrivo in città è scoppiata la guerra. Ous avrebbe voluto allora tornare in Gambia, ma non poteva farlo perché il tragitto sarebbe stato, a quel punto, troppo rischioso. L’unica scelta che gli rimaneva era imbarcarsi. Ous ha deciso, quindi, di intraprendere l’attraversata. Per salire a bordo del gommone assieme ad altre 135 persone ha dovuto sborsare 1000 denar libici, circa 750 euro.

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(Fonte foto: ninofezzacinereporter.blogspot.it)

E’ partito, ma dopo un chilometro dalla riva libica lo scafista si è tuffato in mare, nuotando verso la costa e abbandonando l’imbarcazione al suo destino. Dopo quattro giorni di navigazione a vista (non avevano bussole o cartine geografiche) i morti sono saliti a cinque, per mancanza di acqua e cibo. I loro corpi sono stati gettati in mare.

Alle ore 23.00 del quarto giorno il gommone si è imbattuto in una nave serba. Il capitano ha composto il numero internazionale per le emergenze ed è stato avvisato che sarebbe intervenuta la Guardia Costiera italiana. I soccorsi sono arrivati alle 6.00 del mattino dopo. Ous e i suoi compagni hanno mangiato, si sono dissetati e sono stati visitati dai medici. Arrivati in Sicilia, 24 di loro tra cui Ous e Adam sono stati trasferiti a Verona. Ora vivono a Este, svolgono abitualmente piccole mansioni in Patronato Redentore e l’Associazione Primavera sta lavorando per renderli autonomi in una realtà molto diversa da quella da cui provengono.

Ringrazio Ous, per avermi permesso di ascoltare la sua storia e di condividerla.

Ringrazio, inoltre, l’associazione Primavera, che segue queste persone e mi ha permesso di incontrarle.

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