Il senso del 25 Aprile

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Foto: www.lagone.it
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Che cosa significa per l‘Italia, ma soprattutto per gli italiani, la data del 25 Aprile?

Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui, alle 8 del mattino via radio, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta-Italia proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia facenti parte del Corpo Volontari per la Libertà di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate; parallelamente il CLNAI emanò in prima persona dei decreti legislativi, assumendo il potere «in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano», stabilendo tra le altre cose la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti (tra cui Mussolini, che sarebbe stato raggiunto e fucilato tre giorni dopo).

Oggi, 25 aprile 2015, settant’anni dopo, noi celebriamo il ricordo di quella giornata: la festa della liberazione, della resistenza al nazifascismo, della fine della guerra civile. Ed è proprio quest’ultima che merita un’analisi assolutamente storica, relativista, coerente ma soprattutto aliena da passioni politiche o, peggio ancora, partitiche.

Il 25 luglio del 1943 Benito Mussolini, Capo del governo e Duce dell’Italia Fascista, venne sfiduciato dal Gran Consiglio del Fascismo, organo costituzionale supremo del Regime: il Re, Vittorio Emanuele III, nominò al suo posto il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, e Mussolini venne arrestato dai carabinieri e imprigionato per ordine del re. Il Governo Badoglio venne appoggiato da liberali, dalla neonata Democrazia Cristiana e, con la “Svolta di Salerno” anche dai comunisti di Togliatti. L’8 settembre 1943 il Governo Badoglio firmò l’armistizio, ma che in realtà fu una vera e propria resa incondizionata, con gli angloamericani, i quali erano sbarcati in Sicilia nel luglio 1943, avanzando progressivamente verso nord.

Pochi giorni dopo Mussolini venne liberato dai tedeschi sul Gran Sasso, dove era prigioniero, condotto in Germania, e obbligato da Adolf Hitler a costituire uno stato satellite agli ordini e alle direttive di Berlino: la Repubblica Sociale Italiana. Uno stato cuscinetto per arginare l’avanzata angloamericana ed unire i fascisti fedeli ancora al Duce, che nel frattempo era diventato un “prigioniero” dei tedeschi. La RSI venne fondata a Salò non a caso: la cittadina presso il lago di Garda non era distante dalla linea ferroviaria per il Brennero, quindi dalla Germania. In questo modo i tedeschi controllarono Mussolini e i suoi seguaci superstiti ancor meglio grazie alle linee di comunicazione e di trasporto.

Nel frattempo nacquero le prime formazioni partigiane, ovviamente con diversi orientamenti politici: dai cattolici ai socialisti ai comunisti. Questi ultimi si macchiarono anche di gravi delitti nei confronti di altri partigiani, come accadde a Porzus, in Friuli .

Molti partigiani combatterono eroicamente contro l’invasore nazista, molti di loro scrissero pagine memorabili della nostra storia.

Fu proprio con la nascita della RSI, assieme all’evolversi dei nuclei partigiani, che si scatenò la guerra fratricida tra gli italiani, la guerra civile per l’appunto. Italiani che si ammazzarono fra loro. Alcuni storici hanno considerato il conflitto civile italiano tra il 1943 e il 1945 come il proseguimento della guerra civile tra il 1919 e il 1922, tra i fascisti ed i socialisti. Non credo a questa teoria, poiché nel primo caso non vi erano solo gli italiani a combattersi, ma anche due eserciti stranieri: i tedeschi, da una parte, gli angloamericani dall’altra, quest’ultimi molto meglio dei primi, o forse meno peggio.

A lungo si è dibattuto se i giovani che si schierarono con la Repubblica di Salò potessero esser considerati dei combattenti per la patria e contro l’invasore (nel loro caso gli angloamericani). Purtroppo non possiamo rispondere affermativamente: la RSI non era la Patria italiana, era solamente un’appendice della Germania nazista, che mirava a dominare il nostro paese. Il Fascismo era già morto nell’estate del 1943.

Il Regime fascista non può per vari motivi esser rimpianto, ma ebbe senza dubbio dei meriti, dei picchi di consenso vertiginosi in alcuni momenti, e in Mussolini vi era l’onesta volontà di far dell’Italia un grande paese: purtroppo scelse i mezzi sbagliati.

Non si può pensare di far grande un popolo tenendolo nell’oscurità del dogmatismo assoluto, della retorica, del pensiero unico.

Non si può pensare di creare un grande paese mandando a morire migliaia di giovani in una guerra che era già persa in partenza, con un alleato le cui teorie erano l’eliminazione di un intero popolo (il popolo ebraico ma non solo) e che trattò il nostro paese come un servo e non come un alleato.

Non si può creare un grande paese emanando leggi razziali dalla mattina alla sera solo per compiacere un pazzo con il baffo, infamando in un solo giorno la tradizionale tolleranza che ebbero gli italiani, durante tanti secoli, nei confronti degli Ebrei.

Il 25 Aprile è la festa di tutti gli italiani, è la festa che deve assolutamente ricordarci cosa significhi vivere senza essere oppressi e dominati da un invasore straniero, è la festa che deve insegnarci il dialogo politico, lo scambio di opinioni, è la festa che deve farci riflettere su quanti giovani siano morti per noi e a non commettere più gli errori del passato, è la festa che deve risvegliare nei nostri cuori l’orgoglio di essere italiani ed europei.

 

 

 

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