Hunger Games – Il Canto Della Rivolta (Mockinjay)

470

Senza titolo1

“Il presidente Snow dice che ci sta mandando un messaggio? Be’, io ne ho uno per lui. Potete torturarci, bombardarci, incenerire i nostri distretti, ma vedete questo?” Una delle telecamere mi segue mentre indico gli aerei che bruciano sul tetto del magazzino di fronte a noi. Il sigillo di Capitol City brilla chiaramente tra le fiamme. “Il fuoco sta divampando!” Urlo adesso, ben decisa a fare in modo che Snow non si perda una sola parola.“E se noi bruciamo voi bruciate con noi!

Katniss Everdeen

La conclusione dell’Edizione della Memoria ha lasciato sconvolta la mente della giovane Katniss Everdeen; il brutale pestaggio a morte del suo stilista e amico Cinna, la scoperta di essere stata difesa dalla maggior parte dei Tributi durante l’ultima edizione dei Giochi, la distruzione totale del Distretto 12, il rapimento di Peeta da parte di Capital City e infine l’esistenza del distretto 13, che per 75 anni è rimasto impassibile a guardare altrettante edizioni degli Hunger Games, senza battere ciglio per aiutare i suoi confratelli: queste sono solo alcune delle sconvolgenti verità che si sono palesate alla giovane protagonista, ora ospite dei ribelli che si sono insediati proprio nel 13, per sfuggire alle ire di Capital City e del Presidente Snow, che sta smuovendo mari e monti per cercare di ritrovare proprio lei, il simbolo della rivolta: la Ghiandaia Imitatrice.

Nella sanguinosa guerra tra i distretti e Capital City, che sta infuriando nella nazione di Panem i colpi non vengono certo risparmiati: i capi dei due schieramenti (Snow e Alma Coin) sembrano più decisi che mai ad annientare i rispettivi rivali, non importa quale sia il costo, anche in termini di vite umane. Ma c’è una cosa che nessuno dei due ha tenuto in considerazione: Katniss e i suoi amici potranno anche essere confusi, depistati e ingannati, ma nulla impedirà a tutti loro di lottare fino all’ultimo per proteggersi l’un l’altro e al contempo guadagnare la pace e la libertà tanto a lungo agognate.

Senza titolo3

Sapendo che questo era l’ultimo libro scritto dalla Collins sulla saga degli Hunger Games mi aspettavo un finale epico alla Harry Potter: i giovani protagonisti (poco più che adolescenti) viaggeranno per tutto il Paese, mettendo in scacco il cattivone di turno e nel caos e fragore della battaglia finale Katniss scoccherà una freccia che si andrà a conficcare dritta dritta in un occhio di Snow; fine della guerra, matrimoni, bambini e tutti vissero per sempre felici e contenti…

E invece no! L’autrice ha scelto un modo totalmente diverso di approcciarsi al capitolo finale rispetto a molte altre saghe con un target adolescenziale. Anzi è più corretto dire che rispetto ai primi due capitoli quest’ultimo manifesta una totale inversione di tendenza.

In primis viene lasciato molto spazio all’approfondimento psicologico dei personaggi: non solo Katniss, ma anche Peeta, Finnick e Johanna (che erano stati inizialmente presentati come personaggi tutti d’un pezzo) sembrano ora devastati dalla duplice esperienza nell’Arena e dagli orrori a cui sono stati costretti ad assistere e a prendere parte. I personaggi manifestano un autentico crollo psicologico, come dei veri e propri reduci di guerra, ad indicare come la sconvolgente esperienza della guerra possa cambiare anche il più coraggioso e buono degli uomini.

Altra cosa che mi ha sorpreso è il ruolo riservato a Katniss: l’eroina della storia e il simbolo stesso della rivoluzione; per gran parte del racconto non le è permesso neanche mettere il naso fuori dalla porta di casa senza aver chiesto l’autorizzazione! Lo stato in cui le alte cariche dei ribelli la tengono per proteggerla non è poi così diverso da quello di un uccello in gabbia; ma noi sappiamo bene che gli uccelli hanno una strana propensione per lo spiccare il volo, specie se si tratta di Ghiandaie Imitatrici

Ma ciò che mi ha più stupito è stata l’abilità con qui la Collins ha descritto la rivoluzione: non come uno scontro tra buoni e cattivi, tra la democrazia e la tirannide; ma piuttosto come il conflitto tra due gruppi con interessi profondamente diversi, dove la distinzione tra ciò che è bianco e nero non è sempre così nitida e facile.

Il finale, complesso, ma estatico, lascia il lettore carico di dubbi e interrogativi irrisolti, presentandosi più che altro come un nuovo inizio; e a tal proposito non credo ci sia modo migliore per concludere questo ciclo di recensioni che con due delle citazioni che più mi hanno colpito di questo libro:

“Ti stai preparando per una nuova guerra, Plutarch?” chiedo. “Oh, non adesso. Adesso ci troviamo in quello stupendo periodo in cui tutti concordano che i nostri ultimi orrori non dovranno mai ripetersi” dice lui. “Ma di solito il pensiero collettivo ha vita breve. Siamo creature stupide e incostanti, con la memoria corta e un grandissimo talento per l’autodistruzione. Anche se… chissà, magari questa sarà la volta buona, Katniss.”

“Quello di cui ho bisogno per sopravvivere non è il fuoco, acceso di odio e di rabbia. Ho abbastanza fuoco di mio. Quello di cui ho bisogno è il dente di leone che fiorisce a primavera. Il giallo brillante che significa rinascita anziché distruzione. La promessa di una vita che continua, per quanto gravi siano le perdite che abbiamo subito.”

image

Salva Articolo

Lascia un commento