Hunger Games

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“Io non voglio che mi cambino.

Che mi trasformino in quello che non sono. Non voglio essere solo un’altra pedina del loro gioco. Vorrei solo trovare un modo per dimostrarli che

non sono una loro proprietà. Se proprio devo morire, voglio rimanere me stesso.”

Peeta Mellark

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Quando in un ipotetico futuro l’esistenza dell’umanità fu messa a rischio da una serie di cataclismi naturali il mondo come lo conosciamo oggi finì. Fu così che dai resti del Nord-America sorse una nuova nazione, Panem: tredici distretti, ognuno con una specifica funzione, asserviti a una città principale: Capital City, che ospitava solo una ristretta cerchia di privilegiati.

Ma i distretti decisero di ribellarsi e dichiarare guerra alla capitale; dopo un feroce conflitto Capital City ristabilì il suo dominio su dodici distretti, e come prova di forza, ridusse in cenere il tredicesimo. Come se non bastasse per testimoniare la sua assoluta superiorità Capital City decise di istituire gli Hunger Games: dei giochi gladiatori annuali in cui 24 ragazzi tra i 12 e i 18 anni, provenienti dai distretti rimasti, venivano sorteggiati come tributi per competere in una battaglia all’ultimo sangue in cui solo uno di loro sarebbe sopravvissuto.

74 anni dopo la guerra che sconvolse Panem Katniss Everdeen, una giovane cacciatrice del distretto 12, decide di offrirsi volontaria come tributo al posto di sua sorella minore Prim, pur conscia del fatto che con ogni probabilità il viaggio che sta per affrontare non l’avrebbe più portata a casa.

Ad accompagnarla in questa mortale avventura ci saranno Peeta Mellark, il ragazzo del pane estratto come tributo insieme a lei; Haymitch Aberay, tributo vincitore della cinquantesima edizione dei Giochi, e mentore di entrambi; oltre a Cinna, brillante stilista che con la sua immaginazione e il suo talento riuscirà a far soprannominare Katniss “la ragazza in fiamme”. Insieme a loro Katniss tenterà un’impresa impossibile: vincere gli Hunger Games e ritornare ad abbracciare la sua famiglia.

Vincere significa fama e ricchezza, perdere significa morte certa.

Ma per vincere bisogna scegliere: tra sopravvivenza e amore, egoismo e amicizia.

Quanto sarà disposta a perdere Katniss?

Che gli Hunger Games abbiano inizio!

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“Leggi Hunger Games” dicevano, “Ti cambierà la vita dicevano”… Beh avevano ragione! Era dai tempi di Harry Potter che non divoravo così velocemente un libro! Limmaginazione e la semplicità con cui Suzanne Collins ha saputo descrivere il mondo da lei creato sono semplicemente disarmanti. Inoltre l’utilizzo (insolito) del tempo presente anziché dell’imperfetto nella narrazione riesce a rendere ogni scena più vivida, chiara e immediata, annullando ogni certezza sul possibile futuro di tutti i personaggi, e dando l’impressione al lettore che questi possano mancare da un momento all’altro.

La Collins ha inoltre saputo sapientemente attingere a una vasta gamma di archetipi e figure che bene o male sono note a tutti: l’idea di offrire in sacrificio giovani ragazzi come tributi è propria del mito greco di Teseo, che una volta intrappolato nel Dedalo uccise il mostruoso Minotauro; mentre invece la trovata di un’intera nazione costantemente spiata e tenuta sotto scacco da un potere centrale è propria di libri come “1984” o “Fahrenheit 451”.

Ma ciò che più stupisce è la maestria con cui l’autrice ha saputo mescolare due generi completamente diversi come il mito greco e le grandi distopie del secolo scorso, da George Orwell a Ray Bradbury.

Inoltre ciò che ha stregato milioni di lettori è l’abilità con cui la Collins ha saputo descrivere lo stato d’animo di Katinss: intrappolata in un gioco mortale da cui l’unico modo per uscire è uccidere o essere uccisa, la protagon ista è confusa, disperata e anche molto arrabbiata. È solo grazie al suo coraggio e alla sua risolutezza che Katniss riesce a superare mille difficoltà e ostacoli. Disposta ad incredibili sacrifici per coloro che ama Katniss emerge dall’indistinta massa del popolo grezzo e individualista creato dal regime di Capital City, dandogli al contempo speranza e diventando così non soltanto la figura di donna che ognuno vorrebbe conoscere, ma anche la scintilla che alimenterà la fiamma della rivoluzione.

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