Giorno della Memoria, la testimonianza del prigioniero Cataldo Zingaropoli all’Istituto Atestino

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(Foto: www.connessioniletterarie.it)
(Foto: www.connessioniletterarie.it)

Ospite d’eccezione all’Istituto Atestino di Este in occasione del giorno della Memoria: a incontrare gli studenti e a raccontare loro la sua storia è stato infatti Cataldo Zingaropoli, classe 1920, carabiniere portaordini motociclista della 27° Sezione. Zingaropoli, 93 anni, nativo di San Giorgio Jonico (Taranto), cominciò a lavorare duramente in giovane età per racimolare qualche soldo per la famiglia. Arruolatosi nell’Arma, dovette combattere in guerra. E lì, in uno dei momenti più difficili, conobbe un ragazzo di Reggio Emilia, Munari, con il quale visse una drammatica esperienza.

“Non vi era alcun rifugio, così io e Munari ci nascondemmo in una segheria e restammo senza mangiare per parecchi giorni”. A soli 21 anni, dopo una rocambolesca fuga dai soldati tedeschi, Zingaropoli fu catturato nella città di Sarajevo, rinchiuso in un vagone merci con le finestre dotate di inferriate  e successivamente deportato a Von Mappen, un campo da lavoro ai confini con l’Olanda. Gli fu assegnato il numero 70001. “Chi era fortunato riceveva un numero. I nomi non esistevano più”.

Costretto a lavorare in miniera, il giovane carabiniere veniva sottoposto a turni di 12 ore nei quali, munito di piccone, sudava per rimuovere il carbone. Trascorso quel tempo interminabile, i soldati tedeschi obbligavano Cataldo a tornare nelle baracche dove alloggiavano i prigionieri, che distavano ben cinque chilometri della miniera. “Avevamo un lungo tratto di strada per tornare, ore di camminate infinite nelle quali ripetevamo ‘uno-due, uno-due’ in tedesco per aiutare le nostre gambe spossate. Non conoscevo la lingua, allora le guardie mi diedero un opuscolo da cui impararla. Quello mi salvò molte volte dalla morte nei campi”.

All’epoca pesava solo 43 chilogrammi, e fu declassato a schiavo e IMI (Italiano Militare Internato). Dopo un lungo periodo di prigionia, riuscì a scappare. Raggiunse i confini del Brennero e rientrò in Italia. Nel 2010 è stato insignito di un’importante onorificenza da parte dell’Associazione Carabinieri in Congedo.

“Vi auguro una vita onesta, dovete essere fieri di avere una madre ed un padre. Non c’è cosa migliore di avere una famiglia che vi sostenga tuta la vostra vita” ha concluso Zingaropoli tra gli applausi.

 

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Andrea Fasson
Atestino di nascita, frequento il corso in Diritto dell'Economia presso l'Università di Padova e lavoro come commis di sala "Al Portone", storica pizzeria e ristorante di Este. Faccio parte di Estensione dal 2014 e ne curo il settore commerciale. Amo il mondo della cucina e dell'economia che, umilmente, scopro giorno dopo giorno.

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