Emergenza cinghiali: come stanno le cose

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Cinghiale dei Colli Euganei Fonte foto: Panoramio.it
(Cinghiale dei Colli Euganei
Fonte foto: Panoramio.it)

Il periodo più critico è proprio questo, da agosto a ottobre: i torrenti sono a secco, nei boschi c’è poco cibo, per questo i cinghiali si spingono in pianura, vicino ai campi e ai centri abitati. La caccia è vietata all’interno dei parchi e delle aree protette, ed è consentita in genere dal primo ottobre al 31 dicembre. Per tal motivo, e per le grandi capacità di adattamento, il numero dei cinghiali è cresciuto in modo esponenziale. Ogni figliata dieci cuccioli, con risultati ormai sotto gli occhi di tutti.

La situazione attuale nei nostri Colli. Si stima che sugli Euganei attualmente vivano migliaia di cinghiali. Dal 2001 ne sono stati catturati e abbattuti 6.482 esemplari: l’anno scorso si è toccato il record di 899 abbattimenti. I dati di quest’anno, però, si sono arrestati ai 41 ungulati uccisi nel mese di gennaio e di febbraio poichè i tagli delle risorse hanno comportato il blocco dell’attività di contenimento selettivo. Non diminuiscono le richieste di risarcimento danni e neppure i fatti spiacevoli legati alla presenza di questi animali. A settembre di tre anni fa un 56enne cadde dalla mountain bike ad Arquà Petrarca a causa di un cinghiale: dieci punti di sutura al volto, escoriazioni e contusioni in tutto il corpo. Due anni fa un uomo che era a passeggio con il proprio cane sul Monte Cecilia, a Baone, si imbatté in un piccolo branco di cinghialini con la madre, venendo morso a una gamba. Il 9 maggio dell’anno scorso, invece, avevano rischiato grosso alcuni fedeli che si erano riuniti per la recita del rosario e avevano visto avanzare minacciosa un’altra femmina con i suoi cuccioli. Pochi giorni dopo, uno dei tanti incidenti stradali causati dal transito di un cinghiale: una donna al volante della sua Range Rover è finita fuori strada lungo la provinciale che passa a Teolo.

Incontri letali avvenuti in Italia. Il 23 maggio scorso Severo Zatti, 72 anni, è stato aggredito e ucciso a Brescia dopo avere sparato a un cinghiale che gli stava danneggiando l’orto: l’animale ha reagito e ha ferito l’uomo a una coscia, facendolo morire dissanguato. Un altro caso che ha scatenato le polemiche si è verificato sabato scorso in provincia di Palermo, tra Gratteri e Cefalù. Un cinghiale di grosse dimensioni ha aggredito una coppia di anziani: Salvatore Rinaudo, di 77 anni, è deceduto mentre la moglie, Rosa, 73 anni, ha riportato ferite alle gambe e all’addome.

Le possibili soluzioni. Dopo la morte del 76enne nelle campagne di Cefalù è stato dichiarato lo stato di emergenza. E’stata avanzata le proposta di modifica parziale della norma esistente che garantisca la commercializzazione delle carni dei capi abbattuti e l’ampliamento del numero delle figure che possano attuare la cattura e l’abbattimento, quali guardie venatorie, guardie forestali, guardie comunali, proprietari. Va sottolineato che da queste figure, secondo la proposta, dovrebbero rimanere esclusi i cacciatori visto che la Corte costituzionale si è dichiarata contraria nel 2014. Questa possibile soluzione è stata però osteggiata dal responsabile Lav Animali selvatici, Massimo Vetturi, che ha replicato: “Assurdo dichiarare lo stato di emergenza quando 88 persone sono rimaste vittime di armi da caccia solo nell’ultima stagione venatoria, con 22 mortiSe la priorità è la sicurezza dei cittadini, sguinzagliare centinaia di cacciatori dotati di potenti fucili con gittata superiore ai 3 km in piena stagione turistica può produrre effetti ancora peggiori del male che si vuole curare”.

Le critiche degli animalisti. L’Ente protezione animali aggiunge: “Niente persecuzioni: ciò che è accaduto a Cefalù è una tragedia ma al contempo è necessario evitare politiche persecutorie contro animali colpevolizzati per avere reagito a quello che hanno percepito come un possibile pericolo“. Franco Ferroni, responsabile Wwf, offre un altro elemento di riflessione: «Attorno al cinghiale c’è un mercato nero che vale centinaia di migliaia di euro: per un esemplare abbattuto legalmente, ce ne sono almeno due uccisi illegalmente. Per questo è necessario un decreto che autorizzi anche gli agricoltori a catturarli e utilizzarli e preveda mattatoi mobili per garantire una macellazione controllata“.

Legacoop consiglia: “Ci sono risorse e competenze, dai macelli comunali alla ristorazione di alta qualità, alle aziende alimentari di insaccati, per dare corso a una filiera certificata che, appunto trasformi questa condizione drammatica in una risorsa di un territorio”.

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