Egidio Maschio, la parabola di un imprenditore

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(Foto: www.articolotre.com)

In questi anni di difficoltà economiche la cronaca ha riportato spesso notizie di imprenditori che si sono tolti la vita a causa dei loro dissesti finanziari, facendo apparire la ripresa del Paese un miraggio ancora più lontano. Lo spettro della crisi sembrava appena aver voltato l’angolo, quando ieri mattina le testate locali hanno aperto con il suicidio di Egidio Maschio, imprenditore di Cadoneghe di 73 anni trovato deceduto nel suo ufficio.

In questo caso non si tratta della piccola impresa a conduzione familiare con i conti in rosso, bensì di una multinazionale operante nel settore della produzione di macchine agricole con 19 stabilimenti produttivi, di cui 3 all’estero, 12 filiali commerciali in Europa, Asia e Nord America e più di 2000 dipendenti. Maschio era un ex operaio e in quanto tale un uomo concreto. Non appena aveva visto i primi segnali della crisi, aveva chiamato a raccolta i suoi dipendenti e chiesto loro tre anni di fedeltà: niente scioperi, niente aumenti di stipendio, niente assenteismo e il risparmio sarebbe stato investito per aggredire la crisi. E così è stato: in un’intervista al Corriere del Veneto rilasciata nel settembre 2012 aveva dichiarato «La crisi è una benedizione. Lo stimolo migliore per mettersi in discussione e ricostruire». Nel 2013 il Gruppo Maschio appariva come una mosca bianca nell’economia italiana, con fatturato in crescita, nuovi investimenti ed assunzioni, e non sembrava cedere il passo a causa delle tendenze macroeconomiche assai poco favorevoli.

Non ha lasciato spiegazioni sul suo gesto, ma la sua preoccupazione pareva essere principalmente l’esposizione debitoria a causa degli ingenti investimenti nei confronti delle banche, che avevano chiesto un incontro a breve per rimodulare il debito. Probabilmente questo è bastato per intravvedere la fine di una carriera tanto brillante.

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