Dal crimine all’imprenditoria: la nuova vita del boss Felice Maniero

357
(Foto: www.film.it)
(Foto: www.film.it)

A volte ritornano. Anche se, in questo caso, sarebbe più giusto dire che in un certo senso non se ne sono mai andati. Per Felice Maniero, ex boss della Mala del Brenta, la legge di Lavoisier sembra calzare davvero a pennello: nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. In tutti questi anni, da quando è stato costretto a riporre nel cassetto il suo genio criminale e a cambiare identità per proteggere se stesso e la famiglia dalle vendette degli ex amici traditi, Maniero si è costruito una nuova vita. E così, da mafioso, è diventato imprenditore. A scovarlo Giulio Valesini, giornalista di Report.

La carriera malavitosa di “Faccia d’angelo” comincia negli anni Settanta. Maniero viene da una famiglia umile ma è furbo, e soprattutto ambizioso. Non ha nulla da perdere e non ha paura di rischiare. Inizia una lunga serie di rapine, estorsioni, sequestri. Instaura rapporti con le mafie meridionali e fa affari con l’ex Jugoslavia, specie nel campo della droga e delle armi. In poco tempo, crea un’organizzazione potente e capillare. Manda a segno un colpo dopo l’altro con una sfacciataggine incredibile. Nel 1991 ruba addirittura la reliquia del mento di Sant’Antonio, a Padova. La restituisce dopo una settantina di giorni. Quanto abbia incassato in cambio, resta ancora un mistero.

Negli anni Ottanta Maniero diventa l’ossessione degli investigatori di tutto il Nord Est. Lo arrestano la prima volta nel 1980, ma lui riesce a evadere nel 1987 dal carcere di Fossombrone e nel 1994 dal carcere di Padova. Viene ripreso un anno dopo a Torino. Capisce che è finita, non lo lasceranno fuggire di nuovo. E allora da lupo si trasforma in agnello, divenendo collaboratore di giustizia. Ma non rinuncia a pensare come la volpe che è sempre stato. Torna in libertà nel 2010 e, sotto il nome di Luca Mori, si dà all’imprenditoria. Apre un’azienda nel campo della depurazione delle acque e deposita tre brevetti con tanto, sembrava, di patrocinio del ministero delle Politiche agricole e certificazione di quello della Salute (da Roma, ovviamente, hanno smentito e lo stesso Maniero, in un’intervista al Gazzettino, ha ritrattato). Oggi ha una residenza falsa a Campolongo Maggiore, nel veneziano, il paese dove è nato e da dove governava il suo impero criminale. Erano altri tempi, un’altra vita. Un passato, in ogni caso, difficile da cancellare.

Salva Articolo

Lascia un commento