Dal “Bel paese” alla cementificazione selvaggia: come sta cambiando (in peggio) l’Italia

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fonte : Ispra
(Foto: Ispra)

Ogni anno in Italia scompare, sotto una colata di cemento, una superficie grande come Milano. A ogni ticchettio di lancetta dei secondi circa 6-7 metri quadrati di Italia finiscono sotto un’onda grigia di cemento. È quanto emerge da “Il consumo di suolo in Italia”, l’ultimo rapporto dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

Lo studio traccia il ritratto di una penisola in trasformazione: se negli anni Cinquanta il suolo consumato ammontava al 2,7%, oggi a essere sigillato è il 7% della superficie nazionale.

Sono 55 ettari al giorno: l’equivalente di 79 campi da calcio.

Le cose cambiano di provincia in provincia. Le tre più cementificate sono Monza e Brianza (34,7%), Napoli (29,5%) e Milano (26,4%). Quelle meno: Matera (1,7%), Aosta (1,6%) e Ogliastra (1,5%).

C’è poi la sicurezza idrogeologica. Secondo l’ultimo rapporto dell’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) circa un italiano su dieci vive in zone ad alta criticità idrogeologica. Stime che riflettono il dato Ispra, secondo cui delle superfici consumate in Italia circa l’8,94% si trova in zone ad alto rischio idraulico.

Ed è un circolo vizioso, perché più si cementifica più aumenta il rischio di frane e alluvioni.

Il 41% dell’impermeabilizzazione è dovuto a strade e altre infrastrutture di trasporto, il 31% a edifici e il restante 28% a tutto il resto che si può immaginare. “Il territorio e il paesaggio vengono quotidianamente invasi da nuovi quartieri, ville, seconde case, alberghi, capannoni industriali, magazzini, centri direzionali e commerciali, strade, autostrade, parcheggi, serre, cave e discariche, comportando la perdita di aree agricole e naturali ad alto valore ambientale”, si legge nel rapporto. Non a caso l’onda grigia ha ricoperto finora 34 mila ettari di zone protette.

Molte nuove costruzioni rientrano nel fenomeno dell’abusivismo edilizio. Legambiente nel suo rapporto sulle Ecomafie ha contato 127 mila crimini nel ciclo del cemento in Italia tra il 1992 e il 2013.

Vergognosa è l’indifferenza del mondo politico, tranne alcune lodevoli eccezioni, e delle istituzioni: nessuno ne parla, nessuno si assume la responsabilità di formulare leggi che vadano contro il consumo di suolo, che valorizzino il nostro paesaggio in virtù dell’art.9 della nostra Costituzione:”La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Eppure di misure per mitigare gli effetti negativi del fenomeno ce ne sarebbero. Oltre a maggiori controlli e restrizioni su aree ad alto valore agricolo o paesaggistico, potenziale delle politiche di riuso, si potrebbe realizzare un censimento degli edifici vuoti, dando più incentivi all’affitto e sussidi per il recupero di siti abbandonati e contaminati.

Il Paesaggio italiano deve essere salvato a tutti i costi: il Veneto e la Lombardia in primis devono assolutamente bloccare ogni nuovo tipo di costruzione, visto che sono le due regioni con la più alta percentuale di suolo cementificato. Ne va della nostra salute, della nostra storia, della nostra qualità di vita.