La protesta degli striscioni di “Stop odori”: nel mirino Sesa (e non solo)

L'iniziativa promossa da comitati e gruppi di cittadini non si ferma. «Chiediamo ridimensionamento e maggiore trasparenza dell'azienda. Ci batteremo contro la costruzione di altre fonti inquinanti»

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ESTE. Sono più di un centinaio gli striscioni di protesta recanti le scritte “Stop odori” e “No digestato” comparsi nelle ultime settimane sui balconi delle case di Este e Ospedaletto Euganeo, i due paesi sul cui confine sorge Sesa, l’azienda di smaltimento rifiuti partecipata al 51% dal Comune di Este. Una campagna che ricorda un po’ quella messa in atto lo scorso autunno a Monselice, quando le abitazioni vennero tappezzate dagli striscioni “No Css” per protestare contro l’utilizzo di rifiuti urbani nell’inceneritore della cementeria cittadina.

L’iniziativa è stata lanciata a metà marzo dai comitati “Lasciateci Respirare” di Monselice e di Lendinara, “Aria Pulita” di Bovolenta, dall’associazione “Terre Nostre” di Pozzonovo e del Veneto e da alcuni gruppi di cittadini dei due Comuni; le stesse associazioni che a febbraio organizzarono i due incontri pubblici “Apriti Sesa!“, a cui parteciparono un cospicuo numero di cittadini, tra cui i vertici dell’azienda stessa e gli amministratori del territorio. Su Facebook è stata aperta la pagina d’informazione e coordinamento “Stop odori nella Bassa Padovana“, dove vengono segnalate le varie iniziative del gruppo e a cui è possibile scrivere per chiedere direttamente uno degli striscioni. Da lungo tempo Sesa è al centro delle polemiche per gli odori provenienti dall’impianto di via Comuna, per lo sversamento di digestato sui terreni agricoli e per la tendenza all’espansione dell’azienda. Abbiamo intervistato i promotori della campagna per capirne di più.

Quali sono le principali accuse che muovete a Sesa?

«Negli ultimi tempi, con sempre maggiore frequenza, gli abitanti di Este, Ospedaletto e paesi limitrofi hanno denunciato uno sversamento sempre più massiccio di digestato e compost, proveniente non solo da Sesa, ma anche da tutti gli altri impianti a biogas presenti sul territorio, sui terreni agricoli. Una pratica, questa, che oltre a determinare una graduale contaminazione e improduttività dei terreni, produce un aumento dell’inquinamento odorigeno, già molto forte a causa della presenza della discarica, del continuo caricare e scaricare gli impianti a biogas presenti all’interno di Sesa e del perenne transito di camion carichi di rifiuto umido proveniente dalle regioni del Sud Italia».

Che cosa chiedete ai vertici dell’azienda? E agli amministratori locali?

«Col passare degli anni Sesa si è sempre più ingrandita sfruttando tutte le opportunità di fare profitto, da ultimo la produzione di energia da biogas, un business garantito da ingenti incentivazioni statali. Un sempre maggiore profitto che non ha assolutamente tenuto conto delle ricadute in termini di inquinamento dell’ambiente, rischio per la salute e peggioramento della qualità di vita degli abitanti. Uno sviluppo sempre meno sostenibile per un territorio già ampiamente provato da altre criticità di tipo ambientale come cementifici, il mangimificio Veronesi e gli allevamenti intensivi di polli. Chiediamo quindi: di ridimensionare Sesa a un’azienda il cui impatto sia più sostenibile con il territorio in cui è inserita; di bloccare la costruzione di altre fonti inquinanti; di rendere più trasparente il funzionamento di questa azienda. Ai cittadini va garantita un’informazione puntuale non solo a giochi fatti, ma anche nella fase di definizione di scelte che possono avere ricadute pesanti sul territorio».

Oltre alla campagna “Apriti Sesa”, ci sono altre iniziative in programma nel prossimo futuro?

«È di questi giorni la notizia che a Ospedaletto Euganeo si è tornato a parlare di un inceneritore di pollina. Stiamo studiando il progetto presentato, ci batteremo con tutte le nostre forze per impedire la costruzione di questo nuovo impianto inquinante».

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