Consorzio di bonifica Adige Euganeo, il bilancio di metà mandato del presidente Zanato

A distanza di due anni e mezzo dall'insediamento, il numero uno del Consorzio tira le somme: «Bilancio di nuovo in pari. Contro rischio allagamenti e siccità servono 40 milioni di euro»

810
Il presidente del Consorzio di bonifica Adige Euganeo Michele Zanato

ESTE. Tempo di bilanci per il Consorzio di bonifica Adige Euganeo, con il presidente Michele Zanato e la sua squadra di governo giunti a metà del proprio mandato. Due anni e mezzo di amministrazione segnati dalla necessità di raggiungere l’equilibrio di bilancio, traguardo tagliato grazie a una politica di efficientamenti ed economie di scala.

All’epoca del rinnovo dell’amministrazione, nel febbraio del 2015, l’ente consortile presentava un deficit di cassa superiore agli 11 milioni di euro. Un “buco” di bilancio in larga parte dovuto ai mancati rimborsi della Regione Veneto: il Consorzio interviene infatti su opere, impianti e canali che sono di proprietà regionale e, dunque, ogni manutenzione straordinaria o nuova opera di bonifica viene svolta per conto della Regione, anticipandone la relativa spesa. «Per ottenere la liquidazione delle ingenti somme anticipate abbiamo dato vita a un vero e proprio pressing, reso possibile anche grazie alla firma dei sindaci di tutti i 70 Comuni che ricadono, in tutto o in parte, nel comprensorio consortile» racconta Zanato, 42enne imprenditore agricolo di Ponso.

Nell’ottica di una generale riduzione delle spese – anche a fronte di una diminuzione del contributo regionale ricevuto, passato dai 446 mila euro del 2014 agli attuali 100 mila – il personale impiegatizio è stato tutto unificato nella sede di Este, con conferma della piena funzionalità del Centro operativo di Conselve e con affidamento in locazione di una parte dell’ex sede conselvana. La revisione del Pov (Piano organizzazione variabile), inoltre, ha portato al contingentamento delle aree dirigenziali, passate da quattro a tre: una amministrativa, una tecnica per lavori pubblici e una tecnica per esercizio manutenzione. Anche il numero dei dipendenti, tra specifici scivoli attivati per alcune figure professionali e blocco del turn-over, è sceso di 13 unità.

La riduzione delle spese per lavoro straordinario e per rimborsi chilometrici, senza nuove assunzioni e senza affidamenti di lavori a ditte o professionisti esterni – il Consorzio ha previsto di esternalizzare servizi e attività per 147 mila euro, equivalenti all’1,12% delle entrate correnti in un bilancio di circa 13 milioni di euro – hanno fatto il resto, portando a un risparmioorganizzativo” di oltre 600 mila euro annui. «Questo non ha comportato un peggioramento della qualità del servizio, che è rimasta invariata, anzi, è migliorata» sottolinea Zanato. «Un esempio per tutti: nel 2015 gli scoli di bonifica sono stati sfalciati direttamente dal personale consorziale per 24 milioni di metri quadrati, nel 2016 siamo passati a oltre 26 milioni».

Oltre alla quotidiana attività manutentiva, ordinaria e non – cinque i cantieri aperti nell’ultimo periodo e finalizzati all’adeguamento degli impianti idrovori e alla manutenzione strutturale della rete scolante – sono quattro le priorità individuate dal Consorzio nel corso degli ultimi anni: il rischio allagamenti, l’inquinamento da Pfas, le opportunità turistiche legate a una possibile ripresa dell’attività di navigazione dei fiumi e la rete irrigua per la campagna. Per rispondere a queste esigenze il Consorzio ha promosso la stipula del “contratto di fiume“, un nuovo strumento operativo per la gestione in forma partecipata, con gli enti locali e i portatori d’interesse, delle criticità idrografiche e in generale delle risorse idriche.

«Per quanto riguarda il dissesto idrogeologico, abbiamo presentato alla Regione e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri due progetti, vidimati dalla firma dei 28 sindaci dei Comuni interessati, per l’interconnessione idraulica di alcuni bacini di bonifica che metterebbe in sicurezza un territorio vasto 26 mila ettari» spiega il presidente del Consorzio Adige Euganeo. «Attraverso la realizzazione di questi due diversivi, le cui immissioni avverrebbero attraverso pompe di sollevamento idrovore collocate a Sant’Urbano e Anguillara Veneta, gli eccessi delle acque piovane verrebbero convogliate direttamente in Adige, senza appesantire, come avviene ora, il corso del Fratta-Gorzone». Il costo totale dei due interventi si aggirerebbe sui 20 milioni di euro.

Altri 20 milioni sarebbero invece necessari per risolvere le emergenze legate alla mancanza di acqua, con le campagne della Bassa martoriate dalla siccità. «Questa parte del Veneto può ricevere acqua pulita da destinare alle colture soltanto da un’unica grande arteria, l’Adige, le cui acque vengono distribuite su tre Consorzi di bonifica: il nostro, il Consorzio Alta Pianura Veneta e il Consorzio Bacchiglione attraverso il Leb, il canale artificiale che ha tra i suoi scopi quello di erogare acqua a fini irrigui, ma che oggi avrebbe bisogno di interventi che ne aumentino l’efficienza».

«Per questo – prosegue Zanato – abbiamo cercato di fare sinergia con gli altri Consorzi del territorio, per poter accedere in forma strutturata al Piano irriguo nazionale e portare a casa le risorse che servirebbero per un intervento strutturale su entrambe le sponde del canale. Il nostro consorzio sta facendo e continuerà a fare la sua parte, ma anche ogni singolo cittadino dovrà fare la sua» conclude il presidente del Consorzio di bonifica Adige Euganeo. «È necessario far crescere l’idea condivisa che ogni uno di noi è responsabile e custode del territorio in cui vive».

Salva Articolo

Lascia un commento