Commercio, il manager: “Este punto di riferimento nella Bassa. Ma possiamo fare di più”

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(Foto: www.rovigoindiretta.it)
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Uno dei temi chiave oggi per la Bassa padovana è quello relativo al commercio e, in modo particolare, al commercio dei centri storici. La crisi ha colpito con durezza il nostro territorio, lasciandoci, almeno inizialmente, disorientati, spaesati, impauriti. E’ emersa quindi la necessità di individuare nuovi strumenti che potessero aiutare gli operatori economici a dare risposta alle sfide poste dal mutato scenario complessivo. Di questo abbiamo parlato con Giacomo Pessa, attuale manager del distretto commerciale di Este, che dal 2004 collabora con Cescot Veneto, l’ente di formazione, ricerca e sviluppo di Confesercenti.

E’ una storia, quella del distretto del commercio atestino, che parte nel 2009 con “Este città che vorrei”, progetto targato proprio Confesercenti: comincia ad affermarsi, allora, “una visione unitaria dello sviluppo del centro storico.” Negli anni le iniziative si moltiplicano e la necessità di fare squadra viene avvertita sempre più forte. Nel 2012 la Legge regionale 50 istituisce ufficialmente i distretti. “Da subito noi ci siamo impegnati a favorire la comunicazione tra i negozianti: nei nostri incontri abbiamo cercato di affrontare i problemi, di proporre soluzioni e di pianificare con cura gli eventi, costruendo nel contempo un’immagine del centro attraverso il marketing” spiega Pessa. Altra tappa importante è la fondazione di “Verso il contratto di rete e di impresa Este in centro”, un’associazione composta da una settantina di esercenti e propedeutica alla realizzazione di una vera e propria rete di coordinamento, con lo scopo di ridurre i costi delle attività e creare convenzioni con soggetti interessati allo sviluppo imprenditoriale locale. “Assieme al Comune abbiamo poi iniziato a monitorare vari parametri, tra cui le aperture e chiusure di negozi, i flussi di persone che entrano nell’area del distretto, la soddisfazione dei consumatori. I dati raccolti ci permettono di capire come muoverci.

Questo percorso, a quanto pare, ha permesso di conseguire risultati molto positivi. “Ad oggi Este è uno degli esempi più virtuosi all’interno della Regione. Il 65% delle nostre imprese afferma di avere un fatturato stabile o in aumento e chi arriva da fuori dichiara che la città rimane un punto di riferimento per tutta la zona.” Nella fase odierna, secondo il manager, è dunque essenziale che nei centri di medie dimensioni ci sia “una profonda condivisione di strategie“, per riuscire a “ragionare insieme” su criticità da risolvere e obiettivi da raggiungere. “C’è spazio per tutti, ma ognuno deve essere in grado di trovare la sua vocazione: la realtà atestina, per esempio, attrae prevalentemente le famiglie, grazie alla presenza di un’ampia area pedonale, ma anche i giovani, con i bar di via Matteotti.”

Quanto al futuro, la partita principale sarà quella per il turismo. “Ogni prima domenica del mese l’ingresso nei musei è gratuito e il nostro attrae dai 1000 ai 1800 visitatori. Perché non dar vita a una proposta più ampia che spinga queste persone a scoprire le altre bellezze di Este? Perché non coinvolgere gli esercizi pubblici fornendo loro mappe e depliant da distribuire ai turisti? Abbiamo i giardini del Castello che potrebbero diventare un parco letterario e tanti palazzi storici da utilizzare per ospitare prestigiosi convegni. Per non parlare delle ricchezze enogastronomiche… Insomma, le potenzialità inespresse sono enormi.”

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