Che cos’è il Dieselgate, lo scandalo che ha travolto la Volkswagen

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(Fonte immagine: www.piueconomia.com)
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“Der Selbstmord”, il suicidio. Così era scritto nella copertina del n°40 di “Der Spiegel” del 26 settembre, la rivista settimanale tedesca con la maggior tiratura in Germania, con tanto di becchini in frac e un maggiolone giallo nella duplice parte di defunto e cassa da morto. Così viene vissuto dai tedeschi il cosiddetto “Dieselgate“, lo scandalo del diesel. Se fosse capitato in Italia, probabilmente, Der Spiegel avrebbe intitolato “Italienish Skandal”, corroborando quella triste immagine del truffatutto italiano pizza e mandolino. Questa volta, tuttavia, l’ignominia internazionale è nata in piena Sassonia e ora rischia di guastare la rinomanza della “macchina del popolo”, la Volkswagen.

Fondata nel 1937, per ordine del Führer in persona, che voleva motorizzare la classe meno abbiente con la realizzazione di una vettura economicamente accessibile, la Volkswagen è madre di Wolfsburg, la città che ospita la sede della società delle “Kübelwagen” (auto-tinozza), delle “Schwimmwagen” (letteralmente “l’auto che nuota”) della Seconda Guerra Mondiale, dell’amatissimo Maggiolino, del leggendario Transporter, della Passat, Scirocco, Polo, della mitica Golf, del Tuareg e del Tiguan.

Venerdì 18 settembre 2015 la EPA (United States Environmental Protection Agency, agenzia statunitense che si occupa di protezione ambientale e salute umana) ha dichiarato che “Das auto”, l’auto per antonomasia – addirittura, non era poi così tanto sincera, ecologicamente parlando: la casa automobilistica avrebbe infatti installato un software capace di aggirare le normative ambientali sulle emissioni di ossidi di azoto (che vengono prodotti dalla combustione) e sull’inquinamento da gasolio. In occasione dei test di verifica sulle emissioni questo truffaldino marchingegno digitale permetteva alle auto di passare a pieni voti gli esami. In realtà “die Autos” producevano una quantità di inquinamento superiore di 40 volte il limite consentito. Danno all’ambiente e beffa per gli acquirenti, convinti di guidare una vettura costosa perché prestante ed “ökologisch”.

In Italia 648.458 veicoli con motore Diesel EU5 Tipo EA 189 saranno richiamati “per manutenzione”: 361.432 Volkswagen, 197.421 Audi, 35.348 Seat, 38.966 Skoda e 15.291 veicoli commerciali. Non serve, dunque, un bocconiano per comprendere come questa scorrettezza abbia causato un crollo dei titoli in borsa della società di Worfsburg; questo, inevitabilmente, comporterà tagli e sacrifici ingenti: del resto, in questo i tedeschi ci sanno fare.

«Volkswagen non sarà più la stessa» chiosa Wolfgang Schaeuble, Ministro delle finanze teutonico. Sicuro che non sarà più la stessa. Ma, soprattutto, l’homo germanicus sarà ancora lo stesso? Icona dell’economicamente corretto, sembrava la stella polare dell’etica economica europea in questi ultimi anni e durante l’ultima estate, particolarmente. I greci ne sanno qualcosa. Come si suol dire a Monaco di Baviera in questi giorni, fra un “Mass” di birra e un galletto arrosto, “Ein Prosit”, alla salute: dell’ambiente e della Volkswagen.

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