Carmignano di Sant’Urbano, caso Guerra: la cronaca dell’accaduto e le prime reazioni

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Mauro Guerra aveva 33 anni. Laureato in economia, lavorava presso uno studio di un commercialista a Monselice. Un passato anche tra le file dei carabinieri paracadutisti, dove aveva svolto il servizio di leva. Era appassionato di body building e occasionalmente aveva lavorato come buttafuori in un locale. Amava dipingere e disegnare t-shirt. Da qualche tempo, però, dava frequenti segni di intemperanza, inneggiando sempre più spesso a una “guerra santa” di riscoperta dell’amore per il prossimo e per la cristianità.

Ieri era mezzogiorno quando dalla sua casa di Carmignano, frazione di Sant’Urbano, è partita una chiamata al 112: qualcuno segnala alle forze dell’ordine lo stato di escandescenza dell’uomo. Sul posto arrivano una pattuglia del nucleo radiomobile di Este e un’ambulanza partita da Schiavonia. Guerra è fuori di sé: non vuole sottoporsi a un TSO, il trattamento sanitario obbligatorio. Quando finalmente sembra calmarsi, cambia improvvisamente idea, spintona i carabinieri giunti sul posto e scappa per le vie del centro, scalzo e in mutande. Le forze dell’ordine lo seguono e Mauro decide di scappare per i campi. Lo raggiunge in solitaria il brigadiere Stefano Sarto, 47 anni, del radiomobile di Este. Il militare riesce a mettergli una prima manetta al polso, ma Guerra, un metro e 92 per circa 130 chili, reagisce e inizia a colpire ripetutamente il carabiniere con un oggetto contundente, probabilmente le stesse manette, causandogli la frattura della teca cranica, della mandibola e di sei costole.

A questo punto sopraggiunge il comandante della stazione di Sant’Urbano, il maresciallo Marco Pegoraro, 40 anni, che trova il collega esanime e in una maschera di sangue. Pegoraro spara due volte in aria a mo’ di avvertimento, ma la furia di Guerra non si ferma. Decide così di mirare al braccio dell’aggressore, ma il terzo colpo entra nel fianco destro di Mauro. Secondo alcuni testimoni, invece, l’uomo sarebbe stato colpito alle spalle, mentre si allontanava dal luogo del pestaggio. In ogni caso, il 33enne cade a terra e comincia a perdere sangue; sul posto arriva il personale medico che doveva sottoporlo al TSO. Ma è tutto inutile: non sono ancora passate le 16 quando Guerra spira. Sarto è ora ricoverato in prognosi riservata ma è fuori pericolo di vita. Pegoraro al momento non risulta destinatario di alcuna misura cautelare, ma verrà iscritto nel registro degli indagati, in modo da poter svolgere gli accertamenti scientifici. L’arma, una Beretta calibro 9 d’ordinanza, è già stata acquisita dagli investigatori. Il caso è ora in mano alla procura di Rovigo.

Disperata la sorella di Mauro, che ieri aveva duramente attaccato i militari dell’Arma per il modus operandi utilizzato. “Così non si ammazza neanche un cane” aveva detto, una volta giunta sul luogo dell’accaduto. Oggi alle tv locali e nazionali hanno parlato i genitori del 33enne. La madre nega che l’intervento dei carabinieri sia stato richiesto dai familiari: “Mauro era a casa da solo con suo fratello, io ero al lavoro, non sapevamo nulla”. Amaro il padre: “Era in mutande, male non poteva fare. Noi abbiamo la nostra verità“.

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