Caccia ai cinghiali, modificato il regolamento del Parco dei Colli Euganei

Il commissario straordinario Enrico Specchio decreta alcune variazioni al regolamento in vigore da inizio maggio: più capi per i proprietari dei fondi e nuove regole sulle armi

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ESTE. A sei mesi dall’approvazione del Piano triennale di controllo del cinghiale, arriva un significativo dietrofront nella normativa relativa alla caccia dell’ungulato. Più capi per i proprietari dei fondi, meno pasture e nuove regole sulle armi: queste sono solo alcune delle modifiche apportate da Enrico Specchio – commissario straordinario dell’ente – al regolamento per il controllo della popolazione dei cinghiali nel Parco Regionale dei Colli Euganei.

Non poche le polemiche scaturite dalla messa in vigore, lo scorso 8 maggio, della prescrizione che prevedeva la cattura e il successivo abbattimento diretto dei cinghiali anche attraverso l’uso di armi, dalle frecce ai proiettili. Al fine di massimizzare l’efficacia dell’attività di controllo nel rispetto di norme e procedure rigorose, il commissariato straordinario ha deciso di apportare alcune modifiche al “Piano Cinghiale”. Difatti, da maggio, i componenti della squadra faunistica del Parco hanno prodotto una serie di osservazioni alla normativa per il controllo della popolazione degli ungulati all’interno dell’area protetta. Tra le variazioni deliberate dal commissario Specchio, il cui mandato è stato prolungato sino al 31 dicembre 2017, le seguenti sono le più significative:

  • per la realizzazione delle nuove postazioni fisse deve essere consentita una deroga relativa all’utilizzo del legno, previa motivata dichiarazione del selecontrollore di non poter impiegare tale materiale;
  • le armi da usare siano esclusivamente quelle con canna ad anima rigata con calibri compresi tra 6,5 e 7 mm, a caricamento singolo manuale o basculanti, equipaggiati con ottiche di mira;
  • determinare un diverso numero dei capi di cui può entrare in possesso ciascun selecontrollore abilitato, prevedendo che nell’ambito delle quantità assegnate parte delle stesse possa essere ceduta al proprietario del fondo sul quale viene svolta l’attività di aspetto;
  • le pasturazioni hanno lo scopo di far fermare l’animale lungo il suo tragitto e permetterne il suo abbattimento: per questo motivo si ritiene necessario tenere attive le sole poste che saranno oggetto di appostamento nel breve periodo;
  • le pasture, inoltre, devono essere alimentate con una modica quantità di mangime.

In merito alla modifica del “Piano Cinghiali”, arriva l’intervento della deputata Silvia Benedetti: «Quello che nasceva come piano di gestione degli ungulati si sta rivelando a tutti gli effetti un regolamento di caccia, dove non si trova traccia nel concreto di una pianificazione basata su competenze faunistiche. Non possiamo non sottolineare come si continui ad affrontare il problema dei cinghiali senza una programmazione precisa». Questo il commento a caldo della pentastellata che continua denunciando il proprio disappunto: «Le modifiche apportate appaiono di fatto, per molti versi, ulteriori concessioni per chi caccia i cinghiali senza volersi troppo preoccupare di essere all’interno di un Parco naturale nato per tutelare ambiente e paesaggio. Il nostro timore – conclude la portavoce grillina – è che tale gestione del problema stia diventando una semplice e approssimata regolamentazione della caccia al cinghiale all’interno dei confini di quello che dovrebbe essere un Parco naturale».

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