«Brusar la vecia è poco educativo»: a Vo’ il falò si fa senza Befana

Il sindaco Vanessa Trevisan vieta l'inserimento di pupazzi o elementi che possano richiamare la presenza di un corpo umano nel tradizionale rito di inizio anno

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VO’. Arriverà puntuale come sempre, il giorno dell’Epifania, ma quest’anno non farà una “brutta fine”. Stiamo parlando della Befana, che sabato pomeriggio distribuirà calzette, dolciumi e carbone ai bambini vadensi accorsi nella piazza centrale del piccolo Comune euganeo. Una volta tramontato il sole, però, non sarà il fantoccio che la rappresenta il protagonista del tradizionale falò di inizio anno. «È stata una mia personale richiesta alla Pro Loco» spiega il sindaco Vanessa Trevisan. «Non trovo educativo che gli stessi bambini che la sera prima hanno i ricevuti i doni dalla Befana, spesso lasciandole cibo e bevande affinché si possa rifocillare, poche ore dopo la vedano bruciare tra le fiamme».

Le istruzioni dell’Amministrazione alla Pro Loco sono chiare: il falò si farà, ma sarà vietato inserirci pupazzi o elementi similari che possano richiamare la presenza di un corpo umano. La Befana giungerà in piazza alle 16, ma già dalle 15 il suo arrivo sarà anticipato da un’ora di animazione a cura di Diego della ludoteca “Albero del riccio” e dagli “Artisti per caso”. Il falò sarà accesso alle 16.45. Un’antichissima tradizione tipica dell’Italia nord-orientale, che si pensa derivi da riti purificativi e propiziatori diffusi in epoca pre-cristiana. La pira bruciata dal fuoco rappresenta il vecchio che scompare per lasciare spazio al nuovo. In Veneto si è soliti dare al falò la forma di una “vecia” (spesso associata alla Befana) o posizionare in cima alla pira di legno un fantoccio che la raffigura. Da qui il detto “brusar la vecia”.

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