Beggiato: «Momento duro, ma a Solesino si sta meglio che altrove»

Il sindaco a tutto tondo sui principali temi del paese. «In passato siamo arrivati a contare ben duemila partite Iva. Ora i fasti sono finiti, ma siamo ancora una realtà viva. L'arrivo di richiedenti asilo? Per cautelarci aderiamo allo Sprar»

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Roberto Beggiato, 57 anni, dal 2013 è al primo mandato da sindaco di Solesino dopo altri due nei quali ha ricoperto l’incarico di assessore. L’abbiamo intervistato.

Sindaco, come sta Solesino?

«In passato abbiamo vissuto una fase molto positiva: su settemila abitanti siamo arrivati a contare circa duemila partite Iva, un record. Oggi il quadro è meno roseo: le nostre attività soffrono la concorrenza dei centri commerciali, che restano aperti ormai anche la domenica, e la congiuntura economica nazionale, che è negativa. I figli non seguono più le orme dei genitori e preferiscono cercare nuovi sbocchi professionali. Nel complesso, però, la situazione è migliore che altrove: siamo ancora una comunità viva e sì, anche solidale».

In che senso?

«In paese sono attive diverse associazioni culturali, sportive e di volontariato, con le quali l’Amministrazione collabora. Le risorse che destiniamo loro per noi non sono spese, ma investimenti utili a nutrire il tessuto sociale di Solesino».

A proposito di tessuto sociale, il recente arrivo di migranti nel suo territorio è stato motivo di allarme per molti suoi concittadini.

«Due privati hanno stipulato un accordo con la Prefettura e alcune cooperative, dando la disponibilità a ospitare in totale 24-25 richiedenti asilo nelle loro proprietà. Così, per cautelarci, abbiamo pensato di aderire assieme a Este e Baone allo Sprar, sistema di accoglienza che prevede una clausola di salvaguardia in base alla quale non ci possono essere più di tre profughi ogni mille abitanti. Ciò significa che in paese in futuro dovrebbero trovarne posto al massimo 21».

Altra annosa questione è quella legata all’impiego, da parte della Polizia Locale, del famigerato “scout speed”, che ha causato in passato i ricorsi a raffica degli automobilisti.

«Grazie a questo strumento, che comunque utilizziamo solo per poche ore al giorno, costringiamo le auto a rallentare quando passano per il centro di Solesino. Non vogliamo fare cassa, ma ridurre il rischio di incidenti, colpendo chi non rispetta le regole. E i giudici ci hanno sempre dato ragione».

Tema sempre molto sentito dai cittadini è quello relativo alla sicurezza.

«Proprio negli ultimi giorni i ladri sono entrati nell’Istituto comprensivo di Solesino-Stanghella portando via, fra le altre cose, quattro computer. Abbiamo acquistato alcune telecamere mobili e vogliamo potenziare la videosorveglianza, anche se finora non ha dato grandi risultati. È poi attiva una convenzione con l’Associazione Nazionale Carabinieri, i cui volontari svolgono servizio di vigilanza durante il mercato domenicale».

I Comuni devono fare i conti, oggi, con drastici tagli ai finanziamenti. Questo come incide sul piano delle opere pubbliche?

«Guardi, le faccio un esempio. Dal 2006 in poi ho seguito il progetto per la costruzione di un nuovo centro sportivo ad Arteselle. Ora tutte le procedure burocratiche sono state completate, ma le ristrettezze economiche mi impongono di dare la precedenza ad altro: l’ampliamento del cimitero, il prolungamento dei marciapiedi in via XX Settembre, la ristrutturazione della vecchia ala del municipio, la manutenzione ordinaria delle strade. Non è facile, mi creda».

Le aggregazioni territoriali possono rappresentare un modo per superare le difficoltà?

«Polizia Locale, catasto e altri servizi sono già condivisi con altri Comuni. Nel 2013 avevamo pensato a un’unione con Stanghella, Granze e Sant’Elena, ma alla fine alcune criticità legate soprattutto alla gestione del personale e alle continue proroghe ci hanno convinto ad accantonarla. Un progetto di fusione potrebbe essere in futuro una strada migliore da percorrere, ma sarà importante far percepire ai cittadini vantaggi concreti. Altrimenti, come spesso accade, vincerà il campanilismo».

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