11 validissimi motivi per NON partire per l’Erasmus

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A Guy Flung All Over The CouchAvete presente il vostro compagno di banco che vi diceva: “Parti per l’Erasmus che è una fi-ga-ta!”. Ecco, non fu mai detta una così grande “caz-za-ta”. Nei seguenti 11 punti vi elenco 11 validissime ragioni per cui continuare a contemplare gli aerei che volano in cielo verso chissà quale aliena destinazione, comodamente dal divano di casa propria. Vi accorgerete che in fondo non ne vale la pena di scompaginare la vostra routine, la vostra pace interiore, per aggiungere quella riga in più al vostro curriculum.

1) FOOD (and COFFEE)

Scordatevi le tagliatelle della nonna, la pizza d’asporto all’angolo, l’espresso che sa da caffè, il gelato buono a pochi euro. Potrete pure occultare in valigia qualche pacco di pasta, qualche biscotto Mulino Bianco, qualche merendina Kinder, una moka, magari vi improvviserete nel preparare una pizza, un tiramisù, un caffè… solubile. Ahimè, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, i viveri cominceranno a scarseggiare, la voglia di mescolare e impastare pure, gli ingredienti, persino l’acqua e l’aria, non saranno mai gli stessi di casa. Quel nazionalismo culinario si dissolverà in un urlo disperato al cielo, o meglio, al cameriere: “Ho fame, portami qualsiasi cosa da mangiare!”. Ed ecco che assaggerete gli spaghetti con il ketchup, i broccoli bolliti, la bistecca alle mele, la pizza-pasta, il fish and chips, la torta al rabarbaro. Vi piaceranno, in fondo, e ingrasserete.

2) ONTO

Perché i paesi stranieri ed extraeuropei, specialmente gli alloggi per studenti, sono luridi da fare schifo anche ai migliori autogrill. Perciò, regola numero 1: MAI sbirciare sotto il copri materasso! Potreste scovare un quadro di Pollock, ma quelle ignote macchie non sono colori ad olio. I primi giorni non avrete nemmeno il coraggio di appoggiare la testa sul cuscino, di camminare in calzini per casa, di mangiare seduti a tavola. Vi avvicinerete ai banconi della cucina con fare sospetto, passerete il vostro indice lungo la superficie a mo’ di detective sulla scena del crimine e in meno di pochi secondi vi dirigerete in qualche farmacia in cerca di un disinfettante prima di morire. In bagno, invece, peli di forma e origine sconosciuta, gocce di tutti i colori vi aspetteranno sulla tavoletta del wc condiviso, per non parlare della doccia… Ma non disperate: vi do tempo una settimana o due e poi camminerete a piedi nudi anche per portare fuori l’immondizia, vi farete schifo, vi dimenticherete di lavarvi, non sciacquerete più frutta e verdura (troppa fatica), sgranocchierete senza più soffiarci sopra cracker o patatine caduti sul pavimento al motto: “Tanto ormai ho un sacco di anticorpi”, e vi risulteranno ancora più saporiti.

3) EH?

Una volta atterrati nell’avverso territorio vi ritroverete a comunicare come gli uomini delle caverne: a gesti. Ordinerete una pagnotta puntando il dito contro la vetrina e annuirete in risposta ai cenni del panettiere, chiederete indicazioni con la vostra frase preimpostata delle superiori ma non capirete neanche una parola della risposta, risponderete “yes” ad affermazioni che non erano domande. Ma tranquilli, datevi tempo qualche settimana o qualche mesetto e nelle conversazioni su Skype con i vostri amici o genitori non riuscirete a finire una frase senza interromperla minimo minimo due-tre volte a forza di dire: “Ehm, come si diceva questo?”.

4) LOST

Vi perderete. Soli o in compagnia, vi perderete e vagherete ore e ore lungo vie e viette mai viste e mai sentite. Il vostro amato ed inseparabile smartphone potrebbe abbandonarvi, Google Maps potrebbe riscontrare strani problemi di connessione. A mo’ di Cristoforo Colombo, capiterete in luoghi ignoti, ma straordinariamente belli. Nonostante il fiatone e le gambe un po’ dolenti per la lunga camminata senza meta sospirerete un “wow” e vi scapperà quel sorrisino fiero e compiaciuto. Vorrete perdervi ancora, dimenticherete il telefono sul comodino e vi dirigerete verso chissà dove, alla ricerca di quegli scorci che possono essere scoperti solo senza una connessione internet, senza una cartina, con un pizzico di affanno: “Non so se riuscirò a tornare in campus” e tanta, tanta voglia di sbalordirsi ancora.

5) ADDIO CANDY CRUSH

Il sistema universitario oltralpe è indubbiamente diverso da quello italiano, più umano, direi. Non sarete più la matricola 10964747, stravaccata in ultima fila a giocare a Candy Crush o a mettersi lo smalto sulle unghie. Sarete una persona, con un nome e un cognome, i professori sapranno chi siete, vi interpelleranno durante le lezioni, vi saluteranno per strada. Odierete questo metodo fin dalle prime ore della prima lezione, ma solo alla fine vi renderete conto che avrete assimilato il triplo di concetti di un indifferente semestre italiano.

6) SFIDE SFIDE SFIDE

Non vi sentirete mai all’altezza. Sia tra le mura dell’università che tra i corridoi dei dormitori, dovrete parlare davanti ad una platea, presentare progetti, sostenere le vostre opinioni, arrabbiarvi con chi non conoscete, lavorare in gruppo, con persone che non capite, persone che non sopportate, ma da cui il vostro successo e relativo voto finale dipenderà. La vostra pazienza, la vostra determinazione, le vostre capacità su cui avevate puntato tutto, su cui contavate fino a ieri, non saranno più abbastanza. Eppure, dovete farvele bastare, dovete tirarne fuori qualcosa in un modo o nell’altro e solo così vi ritroverete a zittire quella frase che vi martellava in testa “No, non ce la posso fare” con la testa alta, il petto in fuori e quel sorrisino malefico “Sono invincibile”.

7) PARTY, did you say party?

Devasto, totale. Sarete partecipi di svariate attività che implicano necessariamente alcol, feste, nottate, ore di sonno perse, alcol. Non andando in Erasmus avrete la possibilità di evitare queste abitudini perverse e devastanti; in caso contrario, vi sfido a raccontarmi il recupero dall’hangover più lungo della vostra vita.

8) BAMBINI INSULSI ED INSOPPORTABILI

Diventerete insopportabili, fastidiosamente curiosi, delle macchinette che sputano domande. “Perché questo, perché quello”: come dei bambini di 5 anni bombarderete di quesiti chiunque, vi accorgerete che ci sono troppe cose che non sapevate, troppe cose che volete sapere. Vi affascinerete e non riuscirete a smettere di chiedere, di incuriosirvi, di prendere in prestito qualche uso e qualche costume. Vi inzupperete come delle spugne, non solo di birra, ma anche di tante cose interessanti. Diventerete delle spugne interessanti.

9) CRASH!

Questo è il rumore dei mille milioni di pregiudizi che magari senza rendervene conto vi portavate con voi, che crolleranno non appena vi troverete di fronte a dei veri francesi che dovevano essere per forza “effemminati”, agli spagnoli “calienti”, ai tedeschi “senza sentimenti”, agli irlandesi “birra”, al rumeno “ladro”, agli americani “obesi”. Voi invece siete gli italiani “mafiosi, mammoni, pasta, pizza, gelato, cannoli” e la vostra missione non sarà altro che smentire i primi e farvi valere con gli ultimi.

10) IN LOVE

Vi innamorerete. Lascerete un pezzettino del vostro cuore un po’ di qua e un po’ di la, a paesaggi, a persone, ad animali, a panchine, a pub, a quelle lenzuola che erano (e sono ancora) così sudicie fin dai primi giorni, a quei broccoli che erano così ripugnanti la prima volta, a quel professore di cui non riuscivate a capire nemmeno una parola durante la Welcome Week. Vi innamorerete di qualcosa a cui dovrete dire addio. Vi innamorerete dei nativi del posto e pagherete salato, in termini di cuore, tempo e soldi. Potrebbe pur essere l’amore della vostra vita, una passione travolgente, mesi di emozioni mai provate, ma… ehi, un’anima buona vi acchiapperà per un piede e ve lo rimetterà a terra ricordandovi che non siete il Briatore che vola fino a Los Angeles come se voi doveste guidare fino a Ponso.

11) CASA DOLCE CASA

Vi mancheranno i vostri amici, i vostri genitori, i fratelli e le sorelle (anche se non l’avreste mai detto), il vostro cane. Ma, parliamone un attimo, quanto bene si sta senza vostra madre che sbraita: “Sistema la cameraaa!” oppure: “Togli le scarpe da davanti la portaaa!”?

Ripeto, NON PARTITE: siete già bravi e belli così come siete. E poi, riflettete sulla miriade di avversità nelle quali potreste imbattervi scendendo da quel divano e prendendo quell’aereo. Come potrebbe dire Salvini, “Lo straniero è male, è il nemico”, ma la solitudine ancor di più, ribatterebbe Baudelaire. Allontanandovi dal tran-tran quotidiano, potreste rischiare di scoprire voi stessi, percepire i vostri limiti, riconoscere le vostre debolezze, imbattervi nei vostri lati più intimi, più oscuri e raccapriccianti. Sarete soli. Non avrete nessun amico di infanzia che vi dirà: “Ti conosco, so che sei forte”, nessuna madre a darvi il bacino sulla fronte e ricordarvi che siete speciali. Vi dovrete arrangiare, voi e i vostri problemi.

Eppure, vi autoconvincerete che chi sopravvive al lerciume più assoluto, ai broccoli bolliti, alle bufere di neve, a fiumi di alcol, a due scarse ore di sonno in due giorni, può risolvere da solo anche i propri problemi. Imparerete che ad ogni ostacolo c’è una soluzione, e che invece di farvi prendere dal panico si può trovare dentro di voi il modo di venirne fuori. Ce la farete ancora una volta. Non solo siete sopravvissuti alle intemperie, ma ve la siete pure cavata alla grande: siete riusciti a cominciare una nuova vita in un paese totalmente sconosciuto, a chiacchierare con il postino, litigare con i bigliettai, fare la lavatrice senza sbagliare i colori, cucinare un petto di pollo. Il risultato? Vi sentirete dannatamente sicuri di voi stessi, forti, invincibili. Vi sentirete (e sarete) irresistibilmente fighi, voi e la vostra marcia in più: interessanti e mai noiosi, nuovi e mai banali. Vi tratteranno con riguardo, vi venereranno come degli eroi. Vi apprezzerete, vi ritroverete energici, vivi. Vi guarderete allo specchio ed esclamerete: “Tanta roba!”.

Non partite perché potreste cambiare troppo, crescere personalmente, troppo, potreste non combaciare più con il vostro nome e cognome, con il vostro numero di matricola, con lo studente che si accontentava, che si sconfortava di fronte a un’equazione a due variabili, che frequentava, ma non faceva sentire la propria voce. Vi reinventerete, vi plasmerete, vi rinvigorirete, vi colorerete, rinascerete e ricomincerete da capo, ma questa volta sapete già le regole del gioco e sapete pure quanti assi avete nella manica. Non smettete di poltrire su quel divano e di scorgere quegli aerei dalla finestra del vostro salotto. Non prendete quell’aereo, i sedili sono troppo vicini, non c’è spazio per le gambe, manca l’aria. Non partite per l’Erasmus: è fatica, è rovina, è solitudine, è fastidio, è pure l’esperienza di una vita, unicamente travolgente. Suvvia, prendete quell’aereo e lasciatevi investire dalla vita.

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