L’ingrediente fondamentale per diventare sommelier

Stanchi di scegliere una bottiglia per istinto o per "simpatia"? Camilla Breggiè di Extra dry enoteca racconta la propria esperienza personale nella nuova rubrica di Estensione

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(a cura di Camilla Breggiè di Extra Dry enoteca)

Vi siete mai ritrovati davanti a una di quelle lavagne, ormai abbastanza comuni, all’interno di un’enoteca, che distinguono sempre vini bianchi da rossi e “bollicine”? E quante volte vi è capitato di dare una rapida letta ai nomi delle bottiglie, pensare «non ne conosco nemmeno uno!» e prendere il terzo dell’elenco solo per simpatia o come scelta istintiva? A me accade questo, o meglio, accadeva. Fino a qualche mese fa ero condizionata dalle situazioni: bianco fermo per un aperitivo lungo e tranquillo, “bollicina” se la serata prometteva bene e nell’aria si respirava profumo di festa, rosso sempre dopo cena perché lo “reggevo” un po’ meno. Non credo ci fossero altri criteri che influenzassero la mia scelta.

La svolta decisiva è arrivata nell’estate del 2016, quando durante la mia esperienza come supervisor all’interno di un lussuoso ed elegante ristorante olandese mi sono chiesta: «E quella bottiglia? Come mai costa 529 euro? Cos’avrà di così prezioso?». Coordinare validi camerieri, fare in modo che tutto funzioni e gli ospiti gradiscano il servizio, comunicare con gli chef o i bartender è sempre stato divertente ed entusiasmante. Alla fine, il segreto sono i dettagli, e il vino è uno di quelli. Ed è molto importante per la buona riuscita di una cena. Mentre io, più che digitare un nome su Google, cliccare “Cerca” e leggere parole senza fondamenti, vantavo una preparazione enologica a dir poco scarsa e deludente.

Da lì, l’ispirazione nel voler conoscere quanto più possibile concerne questo fantastico prodotto, un prodotto fortemente collegato alla terra, alla natura, al clima, all’Uomo. Diventare sommelier non è, a mio parere, come diventare un tecnico, un chimico o uno scienziato. Non è imparare manualmente a creare, collegare, modificare qualcosa di concreto. L’elemento fondamentale di cui si ha bisogno è la curiosità. Chi ama il vino, chi si lascia entusiasmare dal provare ad assaggiare qualcosa di nuovo e diverso, chi perde qualche secondo a guardarne il colore o a valutarne la consistenza, chi di sfuggita avvicina il naso al calice e rimane lì qualche momento, sì, è sicuramente sulla strada giusta.

C’è chi ne crea una professione, come nel nostro caso all’Extra Dry, dove ogni etichetta che vedete scritta su quella famosa lavagna che abbiamo citato all’inizio, ha il suo perché. Ogni settimana ricerchiamo prodotti con particolarità proprie, singole e individuali che rispecchino a pieno gli obiettivi dei produttori. È un compito che può sembrare semplice, ma per offrire al nostro ospite quanta più scelta e libertà possibile nel degustare prodotti di zone diverse e sempre più interessanti, le opzioni non devono mai essere banali. Esistono corsi di formazione per sommelier di ogni tipo: intensi e non, costosi ed economici, complessi e leggeri. Quel che è certo è che una volta messe insieme curiosità e passione otterrete in ogni caso un ottimo risultato e sarete sicuramente nella giusta direzione. Ed è proprio questo ciò che speriamo di farvi riscontrare con ottime vibrazioni nel nostro locale. Per rimanere collegato alla nostra rubrica all’interno di Estensione clicca qui.

L’autore

Camilla Breggiè, 28 anni, aspirante sommelier tramite l’Ais (Associazione italiana sommelier) di Vicenza, dieci anni trascorsi nel mondo della ristorazione tra Trentino-Alto Adige, Svizzera e, come supervisor, a Ibiza e Amsterdam. Appassionata di enogastronomia da tutta la vita, mi sono prefissata come obiettivo la promozione e la tutela delle tradizioni del nostro Paese, oltre a sostenere e incoraggiare le innovazioni che vado incontrando nel mio cammino. Tra le mie passioni più grandi anche lo sport, il pianoforte e la pittura.

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