Portiamo la Fiera delle Parole nella Bassa padovana

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(Foto: www.letteratura.rai.it)
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Bitonci “caccia” la Fiera delle Parole da Padova? Molto bene: cogliamo la palla al balzo e ospitiamola nella Bassa padovana. Ci sono milioni di buoni motivi per farlo, che vanno dallo straordinario valore intrinseco alla manifestazione all’indotto economico che la stessa assicura.

Per chi non lo sapesse, la Fiera delle Parole, ideata dall’associazione Cuore di Carta, è un grande festival letterario che negli anni ha reso la città del Santo una delle capitali italiane della cultura, richiamando alcuni fra i maggiori scrittori, giornalisti e intellettuali del Paese. Corrado Augias, Ferdinando Camon, Paolo Mieli, Mauro Corona, Gherardo Colombo, Valerio Massimo Manfredi, Gian Antonio Stella, Roberto Tozzi e Roberto Vecchioni sono solo alcuni degli autori che hanno partecipato alle ultime edizioni. Ora, se il sindaco padovano, nonostante l’imponente mobilitazione del mondo culturale e della società civile, non sembra intenzionato a tornare sui suoi passi, perché perdere una simile occasione?

La Fiera delle Parole sarebbe ossigeno puro per la Bassa. Pensate a cosa significherebbe accoglierla, per esempio, a Este, a Monselice, a Montagnana o, meglio ancora, in modo diffuso, spalmando i diversi eventi su tutto il nostro territorio. Le location suggestive non mancano, dalle ville ai castelli, dalle abbazie ai musei. Per i visitatori non automuniti si potrebbe eventualmente ipotizzare la predisposizione di un sistema di trasporti ad hoc, coinvolgendo sponsor pubblici e privati. Gli alberghi e i locali si riempirebbero, mentre i negozi avrebbero la possibilità di studiare specifiche iniziative promozionali per attrarre nuovi clienti. Riusciremmo a lanciare un segnale, a togliere la fastidiosa etichetta di “zona morta” che in troppi ci hanno appiccicato addosso. A dire che anche dalla cultura passa il rilancio del nostro territorio.

Certo, la concorrenza è agguerrita. In tanti aspirano a prendere il posto di Padova e altre città beneficiano di vie di comunicazione migliori, strutture più adatte e bacini di pubblico potenzialmente più ampi rispetto a noi. Ma se, per una volta, mettessimo questi ragionamenti da parte, e tentassimo di raccontare quello che siamo e che abbiamo, anziché quello che non siamo e non abbiamo? E se i nostri amministratori facessero lo stesso, e si impegnassero insieme a presentare un progetto? Utopia? Sì, forse è solo il sogno di un giovane idealista perso nella nebbia di un mondo da cui, spesso, si sente lontano. Ma per il quale avanzare una simile proposta era ed è un sincero obbligo morale.

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