Lo stallo della pannaghiaccio: Consiglio sospeso per oltre un’ora, poi la bocciatura

La mozione di Carlo Zaramella per la promozione e valorizzazione della città come luogo di nascita del celebre biscotto gelato manda in tilt l'assemblea comunale: la cronaca della serata

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ESTE. La pannaghiaccio manda in tilt l’intero Consiglio comunale. Ha dell’incredibile quanto accaduto ieri sera durante la discussione di uno dei punti più attesi all’ordine del giorno, ossia la presentazione da parte del consigliere di “Este Sicura” Carlo Zaramella di una mozione che proponeva la denominazione e promozione di Este come “Città dell’originale pannaghiaccio”. Il riferimento è al celebre biscotto gelato inventato dalla famiglia Schizzerotto tra gli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso, divenuto nel tempo uno dei prodotti gastronomici atestini maggiormente riconoscibili. La notizia della presentazione in Consiglio aveva trovato ampio spazio nel dibattito pubblico locale, suscitando nei giorni scorsi commenti di approvazione ma anche la ferma opposizione di una delle eredi Schizzerotto, Patrizia, furibonda per la mancata richiesta di autorizzazione a tutti i membri della famiglia e per una potenziale imprecisione storica sulla paternità del prodotto, richiamata all’interno della mozione.

Nel tentativo di raccogliere il più ampio consenso possibile tra i banchi del parlamentino comunale, in settimana Zaramella aveva incontrato i vertici dell’Amministrazione comunale, concordando un emendamento alla prima versione del testo depositato agli atti. In caso di approvazione della proposta, l’Amministrazione si sarebbe dovuta attivare per verificare la possibilità e la fattibilità di inserimento della pannaghiaccio nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali regionali solo dopo aver sentito «i soggetti privati aventi titolo di interesse sulla questione». In caso di esito positivo, l’Amministrazione si sarebbe poi dovuta fare carico della promozione e valorizzazione del prodotto e di Este come città di nascita e invenzione di questo. L’emendamento prevedeva infine di incaricare la commissione consiliare competente di individuare altri eventuali prodotti enogastronomici caratterizzanti Este e il suo territorio storico, anche tramite referendum, «in modo da attivare un’efficace azione di promozione turistica».

A prendere la parola è stata Sandra Settimo (Roberta Gallana Sindaco), secondo cui «bisogna fare attenzione a non confondere un potenziale brand territoriale con un brand aziendale, come è la pannaghiaccio. È meglio pensare ad altri prodotti», parere rafforzato dal vicesindaco Aurelio Puato (Lega Nord): «Il regolamento per l’iscrizione all’elenco richiede che vengano fornite addirittura le pesature dei vari ingredienti, in modo che il prodotto sia riproducibile da tutti. Suggerisco un passaggio in commissione». Il presidente del Consiglio comunale Roberto Trevisan ha poi concesso la parola proprio a Patrizia Schizzerotto, seduta tra il pubblico, che ha ribadito le proprie posizioni sulla correttezza dell’iter e paternità del prodotto. La decisione di far intervenire la signora ha provocato l’indignazione delle minoranze, con Stefano Agujari Stoppa (Civiche d’Este) a un passo dall’abbandonare l’aula.

Su richiesta di Emanuele Balbo (Este Viva-Este con Te) la seduta è stata quindi sospesa: per oltre un’ora consiglieri di maggioranza, consiglieri di opposizione, assessori e sindaco si sono confrontati sulla questione (foto). Alla ripresa, Settimo ha proposto di «rimuovere il termine “pannaghiaccio” dal testo della mozione, visto che ancora non è stato identificato in maniera precisa un prodotto tipico». «Farlo vorrebbe dire snaturare la proposta» la replica di Zaramella. A quel punto Giovanna Fornasiero (Roberta Gallana Sindaco) ha presentato un ordine del giorno sostitutivo della mozione del consigliere di Este Sicura, odg che ha proposto l’istituzione di una commissione per «una più approfondita analisi per la raccolta delle informazioni ad oggi mancanti, essenziali per verificare la rispondenza del prodotto “panna ghiaccio” alle caratteristiche richieste dalle leggi in materia oppure individui altro prodotto che possa corrispondere ai criteri definiti dalla normativa regionale richiamata». Alla fine, dopo un’ora e quaranta minuti dalla prima lettura, la mozione di Zaramella è stata bocciata con i voti contrari dell’intera maggioranza; a favore lo stesso Zaramella, Roin (Movimento 5 Stelle) e Stoppa. Astenuti i due esponenti del Partito Democratico, Giancarlo Piva e Simonetta Spigolon. Viceversa, l’assemblea ha approvato l’ordine del giorno presentato da Fornasiero con il giudizio favorevole della maggioranza e l’astensione delle opposizioni.

«Un seme è stato gettato, l’idea era buona» il commento di Zaramella dopo l’esito negativo del voto. Il rammarico del consigliere aumenta perché l’emendamento era stato sottoposto all’Amministrazione «dieci minuti prima del Consiglio, nell’ufficio di Trevisan, e da loro approvato. Ma c’è di più: con atteggiamento pilatesco, la maggioranza ha levato dal cilindro un documento preparato nelle ore in cui trattavano le modifiche alla mozione, che se da un lato dimostra che non sanno nemmeno la differenza tra un progetto di legge e una legge (il riferimento è alla proposta di legge n. 4236 del 18 gennaio 2017, richiamata dalla mozione, ndr), dall’altro cerca di salvare capra e cavoli. Un vero peccato e una scelta sbagliata, da cui però ne nascerà in ogni caso qualcosa di positivo, perché le idee buone non si fermano ma camminano con vita propria».

«Sono convinta che la mozione presentata da Zaramella abbia evidenziato quello che anche noi pensavamo: Este può essere promossa anche attraverso i prodotti enogastronomici del nostro territorio ricordando anche la storia e le nostre radici» il parere del sindaco Roberta Gallana. «Quanto abbiamo proposto rispecchia la necessità di una riflessione attraverso un’apposita commissione che operi in conformità dei decreti ministeriali e al vademecum della Regione per la domanda di inserimento di un prodotto tra quelli agroalimentari tradizionali. Istituire una commissione consiliare dove si preveda la stesura di un disciplinare è la via per raccogliere proposte, analizzarle in modo oggettivo e confrontarle».

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