La preoccupazione delle associazioni ambientaliste: «Chi governa il Parco Colli?»

L'incarico dell'ultimo commissario alla guida dell'ente, Enrico Specchio, è scaduto il 31 dicembre. «Prolungata assenza di governo sta creando danni enormi su decine di aspetti»

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ESTE«Chi governa il Parco Regionale dei Colli Euganei?». È l’allarme lanciato dal coordinamento delle associazioni ambientaliste dell’ente Parco, commissariato dalla Regione il 23 maggio 2016, nell’attesa dell’approvazione della proposta di legge regionale intitolata “Disciplina e valorizzazione della rete ecologica regionale e delle aree naturali protette”. La guida dell’ente era passata dal presidente Luca Callegaro, sindaco di Arquà Petrarca, al commissario straordinario Maurizio Dissegna, dimessosi un paio di mesi più tardi.

La direzione del Parco era pertanto stata affidata al nuovo commissario, Enrico Specchio, che sarebbero dovuto rimanere in carica un anno a partire dal 9 agosto 2016; incarico successivamente prolungato sino al 31 dicembre 2017, e quindi da poco scaduto. Sui siti dell’ente Parco e della Regione, però, non è ancora comparsa alcuna comunicazione in merito, come sottolineato dal coordinamento ambientalista. «All’albo dell’ente Parco continua ad apparire la vecchia delibera di giunta regionale del Veneto che comunica la proroga del commissario Specchio fino al 31 dicembre scorso. Anche nei Bur (Bollettini ufficiali della Regione Veneto, ndr) del 2 e 5 gennaio non troviamo tracce di delibere che prendano in considerazione questo vuoto gestionale» sottolineano gli ambientalisti.

«Sarà sfuggito a noi oppure sarà in pubblicazione (ma anche nei tre Bur pubblicati ieri non vi è alcuna comunicazione sul tema, ndr), ma rimane il fatto certo dell’assoluto disinteresse che la Regione sta dimostrando ancora una volta sulla gestione dell’ente». «La situazione che si è venuta a creare non trova adeguata risposta da parte degli amministratori, delle realtà produttive e associative locali, che di fatto si ritrovano senza interlocutori e senza alcun peso nelle scelte gestionali» continuano le associazioni del Parco. Un territorio dunque «espropriato di qualsiasi possibilità di gestione e pianificazione. L’unico aspetto che continua a trovare rilevanza è la cosiddetta “emergenza cinghiali”, che appare l’unica vicenda capace di destare un qualche interesse locale e regionale».

L’assenza di governance starebbe creando «danni enormi su decine di aspetti, con pesanti ricadute su tutto il territorio. Citiamo a puro titolo di esempio il tavolo per la dismissione delle cementerie, la costruzione di mega-centri commerciali dentro o ridosso dell’area, l’incuria dell’anello ciclabile, la manutenzione dei sentieri, le progettualità turistico-economiche in itinere» elencano gli ambientalisti. «Quanto stiamo vivendo non trova giustificazioni di sorta: siamo passati dai tentativi di smantellamento del Parco con l’emendamento Berlato, a un’incapacità della Regione di affrontare seriamente una coerente disciplina di riordino dei parchi regionali. Tante parole, promesse, osservazioni, audizioni, ma alla fine si torna punto a capo». L’invito per amministratori e realtà locali è di «unirsi alla rete associativa per far sentire insieme la voce di un intero territorio».

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