Interrogazione in Consiglio a Montegrotto, Sprar di nuovo al centro delle polemiche

Il gruppo di opposizione "Centro Destra" chiede spiegazioni sui compiti che i 14 migranti possono svolgere. L'assessore Roetta: «È attività di volontariato non retribuita»

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La casa di Santa Chiara a Mezzavia, dove sono ospitati i 14 migranti del progetto Sprar

MONTEGROTTO TERME. Come riportato in precedenza, l’ultimo Consiglio comunale di Montegrotto Terme è stato decisamente movimentato. Uno dei temi da sempre molto caldi del territorio riguarda il progetto Sprar, a cui il Comune ha aderito durante l’autunno scorso. Già all’epoca il gruppo delle minoranze non la prese bene, abbandonando la seduta. Una polemica che durò diversi giorni e coinvolse anche esponenti di CasaPound e Forza Nuova, che durante la notte attaccarono degli striscioni di protesta sui cancelli di alcuni alberghi del paese.

La società di oggi, mai così mobile e così plurale, non fa altro che produrre incontri e scontri culturali. Conflitti fra culture che vanno quasi a sostituire la lotta di classe, e perciò molto sentiti. È proprio la cultura il campo di battaglia scelto dal gruppo Centro Destra Montegrotto nell’interrogazione posta all’assessore Elisabetta Roetta. «In quali attività sono impegnati i migranti, e perché non possono svolgere lavori di pubblica utilità? Quali sono i compiti previsti dallo Sprar che i migranti possono svolgere? Qual è l’impegno di spesa previsto dal Comune di Montegrotto per i migranti già presenti e per quelli che arriveranno? Quali criteri sono stati adottati per l’assegnazione alla cooperativa Città Solare?» sono i quesiti posti dall’opposizione.

L’ultimo si riferisce alla presenza di un parente stretto di Roetta tra i collaboratori della coop. Insomma, c’è conflitto di interessi? L’assessore ha spiegato come il bando di gara per l’assegnazione della cooperativa sia stato realizzato dal Comune di Piove di Sacco nel settembre 2015. Alla rete Sprar hanno poi aderito, in forma associata, Rubano, Ponte San Nicolò e Dolo, che poi vi ha rinunciato. Ed è con la rinuncia di Dolo che, nel 2016, Montegrotto si è inserita nel progetto Sprar. Pertanto, ha continuato Roetta, «non riteniamo che la semplice presenza di una parente tra i dipendenti, e comunque non socia della cooperativa, costituisca causa di non opportunità».

Più articolata invece la risposta agli altri quesiti. Di fatto, stando al regolamento dello Sprar, tutti i 14 migranti coinvolti nel progetto frequentano corsi di italiano, suddivisi per il livello di conoscenza dell’italiano tra livello base e livello avanzato, al quale partecipano in nove. A questo si sommano altre attività. Sono sempre nove a svolgere o ad aver svolto, corsi professionali di vario genere. Otto stanno svolgendo tirocini. Altri due invece hanno un contratto di lavoro: un magazziniere e un bracciante agricolo.

Roetta ha poi smentito l’articolo apparso qualche giorno fa sulla stampa, secondo il quale i migranti non svolgerebbero lavori di pubblica utilità. L’assessore ha ricordato che tali lavori non sono previsti dal regolamento dello Sprar, che invece prevede lo svolgersi di attività volontarie su richiesta del Comune, fra cui l’organizzazione di alcuni eventi organizzati dall’amministrazione nel periodo estivo, i lavori di tinteggiatura delle scuole, e attività di pulizia delle strutture comunali. Viceversa i lavori socialmente utili sono regolati dal decreto legislativo n. 150, del 14 settembre 2015, che prevede che i lavoratori impegnati in queste attività siano pagati. Insomma, i 14 beneficiari dello Sprar svolgono attività di volontariato e non vengono pagati.

In chiusura, Roetta ha dato un’importante notizia per i cittadini italiani in condizioni di disagio: sono infatti cinque, come previsto dal progetto del Fondo Sociale Europeo, gli abitanti del Comune che sono stati impegnati in lavori socialmente utili e che potranno quindi avvalersi di un sostegno al reddito.

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