Don Orlando: «Superare le acredini politiche per il bene della comunità»

L'anziano sacerdote commenta la mancata concessione della cittadinanza benemerita che lo ha visto (suo malgrado) protagonista: «Doveva essere elemento di unione, non di divisione»

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ESTE. Sono passate quasi due settimane dal “fattaccio” andato in onda sugli schermi dell’ultimo Consiglio comunale, ovvero la bocciatura della cittadinanza benemerita a don Orlando Zampieri, 83 anni, da 50 a Este e per 42 guida della parrocchia di San Girolamo, nella frazione di Meggiaro. Un riconoscimento che voleva premiare il lavoro svolto dall’anziano sacerdote in tutti questi anni ma che richiedeva, per la sua concessione, l’approvazione dell’assemblea a maggioranza qualificata – 75%, almeno 13 voti – e quindi anche di una parte delle minoranze. Appoggio che a sorpresa non era arrivato, nell’incredulità generale.

Silvia Ruzzon (Pd), Francesco Roin (M5S), Stefano Agujari Stoppa e Alberto Fornasiero (Civiche d’Este) si erano espressi in maniera contraria al conferimento, mentre Giancarlo Piva (Pd) e Carlo Zaramella (Este Sicura) avevano optato per l’astensione. Le opposizioni avevano motivato il mancato consenso come frutto «della continua assenza di condivisione e confronto» da parte della maggioranza, mentre il sindaco Roberta Gallana aveva parlato di «cieca acredine nei miei confronti da parte delle minoranze, che hanno perso il senso civico e il rispetto per le persone». In tutto questo, però, nessuno si era preoccupato di avvisare il diretto interessato, che era stato informato della bocciatura consiliare il giorno successivo direttamente dalla stampa locale.

A distanza di tredici giorni dall’imbarazzante serata consiliare, Estensione ha contattato don Orlando per un commento sulla vicenda. «Se mi è dispiaciuto non ottenere la cittadinanza benemerita? Andrò in purgatorio per tutte le onorificenze ricevute, altroché» sorride l’ormai ex parroco, che ha lasciato il posto a fine settembre per raggiunti limiti d’età e sarà sostituito da don Ottavio De Stefani (l’investitura ufficiale è prevista per il prossimo 12 novembre). «Ho già il sigillo della città, che mi è stato consegnato dall’allora sindaco Mengotto. Già l’anno scorso Roberta Gallana avevo promesso al vescovo Cipolla di omaggiarmi con questo riconoscimento, ma non era stato possibile concederlo subito in quanto si sarebbe resa necessaria una modifica allo statuto comunale».

«Certo, la bocciatura è stata una sorpresa per tutti» continua don Orlando. «Mi dispiace che questo sia diventato un elemento di divisione, e non di unione. Ne ho parlato sia con Gallana che con l’ex sindaco Piva, che mi hanno fornito le loro versioni. Ho detto a entrambi che è necessario superare queste forme di acredini per fare il bene della comunità. In 50 anni a Este ho dovuto rapportarmi con dieci sindaci diversi, ognuno con la propria personalità, e so bene che il muro contro muro non porta a nulla di buono». La mancata concessione della cittadinanza benemerita al religioso ha portato a una piccola sollevazione popolare, sia in parrocchia che nei social network: «Non pensavo di essere così amato».

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