Area dell’Olmo: no al cambio di destinazione d’uso, sì a un tavolo di confronto

Una parte dello spazio diverrà parcheggio, l'altra sarà una delle tappe del percorso museale della città. Il sindaco Gallana propone canale di comunicazione tra le parti coinvolte

561

ESTE. La destinazione d’uso dell’area dell’Olmo non cambierà rispetto a quanto previsto dal progetto esecutivo, ma l’Amministrazione è disponibile a tenere aperto un canale di comunicazione e confronto tra tutte le parti in causa. Si apre un piccolo spiraglio per il comitato “L’Olmo”, che inizialmente aveva chiesto la gestione dello spazio da circa 7.500 metri quadri compreso tra la via omonima, via Salute, il complesso delle ex Officine Negrello e il parcheggio di via Isidoro Alessi. La petizione per portare la questione all’attenzione del Consiglio comunale ha raccolto 280 firme ed è finita all’ordine del giorno della seduta di giovedì scorso. La risposta dell’Amministrazione è stata affidata alla relazione tecnica del dirigente comunale Roberto Picello, letta pubblicamente dal sindaco Roberta Gallana.

Il testo ha evidenziato come dal 1976 lo spazio sia un’area di valenza archeologica – un tempo sede del foro romano e del cimitero israelitico – sottoposta a precisi vincoli che ne vietano attività di manutenzione straordinaria. Il primo lotto dello spazio fu acquistato dall’Amministrazione Cappellari, mentre l’attuale parcheggio venne realizzato dalla Giunta Mengotto nel 1999. In seguito Paola Goisis, con la collaborazione dell’allora direttrice del Museo Nazionale Atestino Maria Angela Ruta, prese contatti con il Ministero per risolvere un contenzioso decennale e dare al luogo una precisa destinazione d’uso con i relativi vincoli. Nel 2009 il Comune, all’epoca guidato da Piva, comprò il secondo lotto per 815 mila euro e, grazie a un contributo regionale di circa 60 mila euro, fu redatto un progetto esecutivo che prevedeva, con approvazione della Soprintendenza, la realizzazione di una parte di parcheggio e la riqualificazione dell’area archeologica, per un totale di più di due milioni di euro. Lavori che non sono mai partiti, per via dei paletti posti dal Patto di Stabilità e della precedenza data ad altre opere.

«Avendo il progetto saremo attenti a ricercare possibili contributi, ma per ora inizieremo con la manutenzione ordinaria e la ricostruzione del muro di cinta caduto nel 2014» anticipa Gallana. «Il degrado subito in questi otto anni (dal 2009, ndr) ha trasformato dei semplici arbusti in veri e propri alberi e con la Soprintendenza dobbiamo valutare come affrontare questo problema». Il sindaco sottolinea di aver incontrato più volte «sia i referenti del Comitato Olmo che i rappresentanti dei residenti che hanno raccolto delle firme contrarie alle proposte del Comitato, e li ho invitati al dialogo. Ho il dovere di cautelare le esigenze collettive», e per questo l’Amministrazione si renderà disponibile «a tenere un canale aperto di comunicazione e confronto con tutte le parti in causa. Tuttavia, non vi è l’intenzione di richiedere un cambio di destinazione d’uso rispetto a quanto previsto dal progetto esecutivo».

Per quanto riguarda la parte degli scavi, «il parere della Soprintendenza prevede la realizzazione di alcune aree delimitate per il restauro e la valorizzazione delle strutture del foro romano». Come previsto dal progetto del 2008, «quest’area diventerebbe una delle tappe del percorso museale estense che, partendo dall’area archeologica di via Tiro a segno e passando per via Massimo d’Azeglio, le piazzette e i reperti esposti in piazza Maggiore, porterebbe i turisti alla sede del Museo e all’area di via Santo Stefano» auspica Gallana. La parte destinata al parcheggio, invece, viene attualmente aperta al pubblico solo in occasione delle manifestazioni di grande afflusso come “Este in Fiore” ma, «come richiesto dai residenti tramite una raccolta firme, stiamo valutando di aprirla anche nei giorni di mercato (mercoledì e sabato, ndr)».

Da ottobre lo spazio è oggetto di regolare manutenzione del verde, con sfalcio dell’erba e interventi sulle chiome delle piante. Una parte dell’area non vincolata è al momento adibita a “cantiere” per il riporto di terreno, proveniente da altro cantiere comunale, che sarà utilizzato per alzare il “piano campagna” di un metro e mezzo – in modo da non pregiudicare gli scavi sottostanti – e anticipare la prima fase dei lavori. Per il comitato, durante il Consiglio, è intervenuta Flores Baccini, presidente del circolo Legambiente di Este e una dei residenti firmatari, che ha ribadito come il gruppo sia disponibile a gestire gratuitamente l’area predisponendo panchine, siepi e anche un orto botanico, tenendo conto dei vincoli archeologici e delle esigenze di tranquillità dei cittadini che vivono nei pressi dello spazio. Il futuro dell’Olmo è ancora molto nebuloso.

Salva Articolo

Lascia un commento