«Siccità? Per fronteggiarla serve un cambio di mentalità»

Marco Camera, storico del territorio: «Dobbiamo chiederci se tutte le colture siano davvero sostenibili e quali strategie possiamo adottare per risparmiare l'acqua. La prima cosa da fare è aprire un tavolo permanente aperto a tutti i portatori d'interesse»

498

ESTE. L’emergenza siccità si sta facendo sentire anche nella Bassa Padovana, come più volte messo in evidenza da Coldiretti. Il grande caldo e la scarsità di acqua costringono gli agricoltori e gli allevatori a escogitare soluzioni per salvare le loro produzioni, facendo lievitare le spese da sostenere. Ci si domanda quale sarà la situazione delle campagne da qui a qualche anno, se le difficoltà attuali non siano destinate a diventare in futuro una costante, un elemento con cui dover fare perennemente i conti. E alla luce di ciò ci si interroga, soprattutto, sulle strategie da seguire per fronteggiare il problema in maniera proficua. Ne abbiamo parlato con Marco Camera, storico del territorio che da sempre a questi temi dedica un’attenzione particolare.

Quali sono le cause principali della siccità?

«L’aumento delle temperature è provocato nella nostra zona dall’anticiclone africano che, per via di un innegabile cambiamento climatico complessivo, nel periodo estivo si spinge diversi chilometri più a nord di una volta. Questo favorisce, oltre al caldo intenso, il verificarsi di eventi atmosferici violenti, come abbiamo avuto modo di sperimentare anche nella Bassa Padovana».

Il quadro è destinato a migliorare nei prossimi anni?

«Purtroppo al momento non ci sono segnali positivi. Qualora vengano rispettati gli accordi di Parigi sul clima, il riscaldamento globale potrebbe quantomeno rallentare, ma il ritiro degli Stati Uniti non è certo una buona notizia. No, direi che le previsioni non sono rosee».

Che strade si possono seguire allora per fronteggiare il fenomeno?

«Ci dovrà essere un cambio di abitudini, che passa da un cambio generale di cultura e mentalità. Occorre promuovere le buone pratiche agronomiche e chiederci se tutte le colture siano davvero sostenibili: il mais per esempio, richiede un’irrigazione molto cospicua. Serve aprire un ragionamento sulle infrastrutture per la raccolta delle risorse idriche ed è necessario stabilire una scala di priorità: prima va garantita l’acqua per dissetarci, poi quella per i campi e infine quella per la produzione industriale ed energetica».

In concreto, come si possono realizzare queste iniziative?

«A mio avviso bisogna iniziare dalla creazione di un tavolo permanente a cui partecipino le istituzioni e tutti i vari portatori d’interesse, con l’obiettivo di elaborare una nuova politica attraverso la costruzione di sinergie virtuose. Dobbiamo avviare una riflessione profonda per arrivare ad adottare una seria strategia di risparmio dell’acqua, tenendo presente che alcune tipologie di coltivazioni, troppo dispendiose, vanno necessariamente ripensate».

Salva Articolo

Lascia un commento