Gli eventi non bastano per far rinascere la Bassa Padovana

Le manifestazioni creano indotto economico, ma da sole non sono sufficienti. Serve un progetto lungimirante e di ampio respiro, che vada oltre le differenze partitiche delle diverse Amministrazioni e metta al primo posto obiettivi concreti di sviluppo e innovazione. Il nostro editoriale

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«Il paese ormai era un mortorio, non c’era più nessuna iniziativa per attirare persone da fuori. Ma il vecchio sindaco dov’era? Meno male che adesso le cose vanno meglio». «L’attuale Amministrazione è troppo festaiola. Promuove tante manifestazioni per nascondere le sue carenze su tutto il resto». Sono queste, grossomodo, le opposte considerazioni che capita di ascoltare o di leggere nelle diverse piazze reali e virtuali della Bassa Padovana. Da una parte chi evidenzia la scarsa vitalità del proprio comune di residenza sotto i passati amministratori locali, approvando il nuovo corso. Dall’altra chi accusa la maggioranza entrata in carica di voler in qualche maniera blandire i cittadini regalando loro «panem et circenses»: pancia piena e divertimento in abbondanza, una perfetta arma di distrazione di massa per dimenticare i problemi. Insomma, gli insoddisfatti di ieri e gli insoddisfatti di oggi: da un lato quelli che prima denunciavano la mancanza di eventi, dall’altro quelli che adesso mugugnano per la troppa abbondanza. Mai una volta che si sia tutti d’accordo, verrebbe da dire.

È ben nota l’usanza, tipicamente nostrana, di trasformare qualsiasi argomento in una mera questione tra tifoserie, rinunciando alla possibilità di aprire un confronto sereno e razionale per abbandonarsi agli sfottò e alle prese di posizione ideologiche. Stavolta, però, nessuna delle due versioni è priva di fondamento. Creare un pacchetto di appuntamenti che coprano l’intero anno è utile a offrire opportunità di svago alla cittadinanza e risulta essenziale per catturare l’interesse di potenziali visitatori dall’esterno, creando così un ritorno economico positivo per locali, strutture alberghiere ed esercizi commerciali della città. Tuttavia, la storia (anche recente, italiana e non) è piena di esempi di governanti caduti nella tentazione di fare ricorso a feste e manifestazioni di vario genere per guadagnare un facile consenso, dando risposta ai bisogni immediati della gente ma trascurandone altri di importanza ben superiore. La preoccupazione del secondo schieramento, quello degli scontenti odierni, è dunque più che legittima e merita il massimo rispetto.

Ben vengano gli eventi, ma da soli non bastano per rilanciare la zona. Serve un progetto complessivo di ampio respiro, che coinvolga non uno o due Comuni ma l’intero territorio. Occorre generare sinergie lungimiranti, che vadano oltre le differenze partitiche delle diverse Amministrazioni e mettano al primo posto obiettivi concreti di sviluppo e innovazione. Serve un piano straordinario per riattivare l’occupazione, evitare la fuga dei giovani, restituire loro fiducia in se stessi e nel futuro. Bisogna fare rete, realizzare dei percorsi turistici condivisi che includano vari Comuni, valorizzando le nostre eccellenze enogastronomiche, storiche, architettoniche, e le bellezze dimenticate dei nostri Colli. È necessario favorire gli investimenti delle imprese: più facile a dirsi che a farsi, considerando il pesante e atavico deficit in termini di infrastrutture e vie di comunicazione che ci contraddistingue. Ma ora c’è una carta ulteriore da giocare: la Bassa è stata riconosciuta area di crisi non complessa. In concreto, ciò dovrebbe tradursi nella possibilità di garantire una serie di finanziamenti e agevolazioni per le nuove aziende che intendono aprire o per le realtà già esistenti che vogliono riqualificare la propria attività. Un segnale di speranza? Forse. Di sicura c’è solo una cosa: se rimarremo immobili ad aspettare la svolta, quella svolta non arriverà mai.

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