Otto marzo: non chiamiamola festa

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Regali, cene e immancabili party: è arrivata, anche quest’anno, la Festa della Donna. Ma quante donne, bramose di attenzioni e doni, conoscono il vero significato dell’istituzione della Giornata Mondiale della Donna?

Innanzitutto più che una festa, quella dell’otto marzo, è una celebrazione. È la commemorazione delle conquiste economiche, politiche e sociali delle donne, ma allo stesso tempo è anche un modo per dar voce alle migliaia di donne che, in tutto il mondo, subiscono ancora discriminazioni e violenze. In questa data si ricordano le lotte sociali delle femministe che, nei primi anni del XX secolo, si sono battute per il riconoscimento dei pari diritti e opportunità.

La storia di questa celebrazione affonda le proprie radici nella manifestazione del 28 febbraio 1909, coordinata dal Partito Socialista americano, a sostegno del diritto delle donne al voto. Proprio in quegli anni le donne iniziarono ad attivarsi sul tema delle rivendicazioni sociali e, ai fini di ottenere il miglioramento delle condizioni di lavoro e un aumento del salario percepito, molte decisero di scioperare e scendere in piazza. Una vera svolta si ebbe nel 1911 quando a New York la fabbrica Triangle Shirtwaist Company andò a fuoco e nel rogo morirono 146 operai di cui 129 donne, quasi tutte immigrate italiane ed ebree dell’Europa dell’Est, alcune avevano 12 o 13 anni e facevano turni di 14 ore al giorno.

Le lavoratrici erano rinchiuse a chiave nello stabilimento durante il lavoro per il timore di furti o di pause troppo lunghe: per scampare all’incendio 62 di loro si lanciarono dalle finestre dell’edificio di dieci piani. Da allora le sollevazioni femministe si espansero oltreoceano e in tutta Europa. Episodio cardine è quello dell’8 marzo 1917 a San Pietroburgo, in cui le donne russe guidarono una rumorosa protesta implorando la fine della guerra e, inconsapevolmente, dando inizio alla rivoluzione che diede fino allo zarismo.

Nel Bel Paese la Giornata internazionale della donna venne celebrata per la prima volta nel 1922, ma la ricorrenza si consolidò dopo la fine del secondo conflitto mondiale grazie all’idea, di due attiviste dell’Udi, Unione donne italiane, di abbinare alla donna un fiore. La preferenza cadde sulla mimosa sia per via del suo periodo di fioritura, sia per il costo ridotto e la facile accessibilità.

Inutile sottolineare come, col tempo, è andata sbiadendosi la connotazione sindacale legata alle condizioni di lavoro che questa celebrazione incarna. Dopo gli anni dell’impegno femminista, in Italia l’8 marzo ha assunto un carattere sempre più commerciale. Intaccato dal consumismo moderno, il reale messaggio della Giornata Internazionale della donna non vive, bensì sopravvive.

L’8 marzo non è la festa della donna agghindata da gioielli e bei vestiti, è la celebrazione della donna vera che è riuscita a ottenere diritti e riconoscimenti grazie alle lotte sociali, anche a costo della propria vita. Quella che era nata come giornata per ricordare i diritti delle donne, per innalzare il loro ruoli nella storia e nella politica dell’epoca, per commemorare il coraggio e la determinazione delle femministe, è diventata oramai una giornata il cui senso è stato completamente stravolto. La festa della donna, istituita per rivendicare l’importanza della libertà delle donne, ora è divenuta solo l’ennesima occasione per le esponenti del gentil sesso di essere libere sì, ma dai doveri e diritti della vita quotidiana.

Mentre gran parte di noi passerà la giornata a festeggiare con le amiche, magari tra cene e regali, oggi sono migliaia le donne vittime di aggressioni e soprusi e sono milioni, nel mondo, quelle che si battono quotidianamente per ottenere quei diritti che diamo per scontati. Pensateci, quando riceverete una mimosa.

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