“Il buio oltre la siepe”: i ricordi di una bambina ormai adulta

Pubblicato nel 1960, il capolavoro di Harper Lee mette a confronto l'integrità e moralità infantili con l'ingiustizia del mondo della grande depressione

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Immagine tratta dal film “Il buio oltre la siepe” (1962) diretto da Robert Mulligan

«Evidentemente miss Caroline non capiva che quei bimbetti, mezzi stracciati, vestiti di camicetta di denim e gonne di iuta, che per lo più avevano trinciato cotone e dato da mangiare ai maiali fin dal giorno in cui avevano imparato a camminare, erano refrattari alla fantasia».

Il buio oltre la siepe” (titolo originale: “To Kill a Mockingbird”), pubblicato per la prima volta in Italia dalla casa editrice Feltrinelli nell’anno 1960, guadagnò all’autrice Harper Lee il Premio Pulitzer per la narrativa nell’anno seguente.

Ambientata nella Maycomb (Alabama) della grande depressione, la storia narra l’infanzia di Scout, protagonista e voce narrante del libro. La piccola Scout e il fratello maggiore Jem, cresciuti dal padre vedovo Atticus, dividono le loro giornate tra scuola e gioco, senza farsi mancare qualche piccola avventura: ad esempio, le pericolosissime escursioni nella casa del vicino Boo (di qui il titolo della versione italiana del libro) e alcune risse con compagni di classe segregazionisti (Atticus, avvocato di professione, è criticato dalla cittadina per la scelta di difendere un uomo di colore in un processo criminale).

Memorie. Una dopo l’altra, le memorie di Scout si susseguono; Scout stessa capisce cose (scelte, commenti, frecciatine…) che da piccola trovava inspiegabili; ne deriva la sensazione confortante di incastrare, uno alla volta, tutti i pezzi del puzzle che, agli occhi di un bambino, sono un mistero incomprensibile. La mente narrante è adulta, ma la voce rimane bianca.

L’immancabile fanciullesca innocenza è il segreto del successo del libro; si tratta di quel miele che offusca e addolcisce concetti difficili e scomodi, come il razzismo: «Perché poi i cosiddetti benpensanti diventino pazzi furiosi quando succede qualcosa in cui è implicato un nero, è una cosa che ho rinunciato a capire».

Il talento straordinario di Lee permette ai suoi lettori di diventare intimi con i personaggi del libro; compassione, rabbia, affetto e tenerezza sono alcuni dei sentimenti che nascono spontaneamente come risposta alla lettura. A metà della narrazione, si vorrebbe già essere figli di Atticus e parlarci del più e del meno fino a notte fonda, diventare amici di Scout ed aiutare Jem nella difficile fase della pre-adolescenza.

Il dramma non manca, ma come tutte le altre sfumature del libro – il mistero, il romanticismo, la dedizione di Atticus nell’educazione dei figli – è ponderato con una precisione che rende la lettura piacevole e coinvolgente al punto giusto. In un’epoca in cui «Ci son degli uomini a cui bisogna sparare prima di dirgli buona sera, e anche allora non valgono la pallottola che serve ad ammazzarli».

Scorrevole, leggero, con una giusta dose di suspense, particolarmente rincuorante per coloro che abitano in un piccolo (e magari anche bigotto) paesino dove tutti conoscono tutti, tutto è giudicato, tutto è ricordato, tutto viene perdonato ma nulla viene dimenticato.

«Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?».

Vincitore di tre Premi Oscar (miglior attore protagonista, migliore sceneggiatura non originale e migliore scenografia), l’omonimo film diretto da Robert Mulligan è uscito nelle sale cinematografiche nel 1962.

Consigliato a chi: non sa resistere al richiamo di un pilastro portante della letteratura americana, con ben oltre 18 milioni di copie e tradotto in 40 lingue. Leggetelo prima di andare a dormire, sotto l’ombrellone, in treno, in aereo, in attesa dal dentista, ai vostri figli, ma leggetelo, perché capolavori come questo non possono e non devono rimanerci estranei.

Copertina di “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee. Edizione Universale Economica Feltrinelli

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