La storia del campo di concentramento di Vo’ Vecchio

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VO’ EUGANEO. Villa Contarini Giovanelli-Venier è una bellissima villa veneta seicentesca, a pianta quadrata e con quattro piani, fatta costruire ai tempi della Serenissima dalla potente e ricca famiglia veneziana dei Contarini. L’edificio sorge al centro di Vo’ Vecchio, paese fatto erigere proprio dai Contarini attorno alla villa e antica sede municipale, divenuto in seguito frazione del Comune di Vo’ Euganeo. La famiglia lagunare ne mantenne la proprietà fino al 1846, quando venne ceduta ai Giovannelli-Venier, che ne ammodernarono la struttura. Negli anni Venti e Trenta la villa passò di mano in mano, per poi essere acquistata dal Comune di Vo’ negli anni Cinquanta. Il restauro del 2012 ha restituito l’edificio al suo antico splendore.

La nuova luce, però, non può e non deve far dimenticare il periodo più buio della storia della villa. Il 30 novembre 1943, in piena seconda guerra mondiale e quasi tre mesi dopo l’armistizio dell’8 settembre, giunse a Padova un’ordinanza di polizia, proveniente dalla Repubblica Sociale di Salò, nella quale veniva imposto di inviare tutti gli ebrei residenti nel territorio nazionale in 31 campi di concentramento, con relativa confisca di tutti i loro beni. In pochi giorni la questura patavina individuò e stabilì come centro di raccolta Villa Contarini Giovanelli-Venier, all’epoca di proprietà del commerciante Sirio Landini, che l’aveva concessa in affitto come rifugio alle suore elisabettine di Padova.

Gli ebrei del Padovano e del Rodigino, individuati, schedati e denunciati, venivano infine internati nella villa, in attesa di deportazione verso i campi di sterminio. Il primo gruppo di 15 persone, quasi tutte anziane, arrivò il 3 dicembre 1943. La direzione del campo era affidata a personale di polizia italiano, mentre le suore si occupavano della gestione della cucina. Al momento della deportazione, avvenuta il 17 luglio 1944, erano 47 gli ebrei internati nella villa, ma negli otto mesi di operatività del campo si toccarono punte di almeno 60 unità.

In poche ore un’unità tedesca controllò il numero degli ebrei e li fece partire alla volta di Padova: gli uomini vennero rinchiusi nel carcere di piazza Castello, le donne in quello dei Paolotti in via Belzoni. Il 19 luglio i prigionieri furono caricati su un pullman e deportati alla Risiera di San Sabba, a Trieste, e da lì, il 31 luglio, stipati sul treno per Auschwitz, dove giunsero tra il 3 e il 4 agosto. Solo tre donne sopravvissero allo sterminio: Bruna Namais, Ester Hammer Sabbadini e la figlia Sylvia. Il 17 luglio 2001, 57 anni dopo, una lapide fu collocata sul retro della villa. L’iscrizione riporta l’elenco degli ebrei detenuti e poi deportati. Il piano terra dell’edificio, inoltre, è diventato “Luogo della Memoria della Shoah“. Per non dimenticare, mai.

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